mercoledì, 26 novembre 2008, 17:23
Get the party started
[21 gennaio 2008]

Com’era? Tre quarti di coca e uno di ruhm? Uhm…no, forse era il contrario…va be’, chi se ne frega, tanto mica la bevo io ‘sta roba…è che non so cosa fare, mi annoio ad una festa con la gamba ingessata e per quanto Amanda, Mel, Amber e Jane cerchino di farmi compagnia, non è la stessa cosa con la gamba rotta.
Sì, insomma, con la gamba rotta non posso fare il pirla come al solito.
Per cui visto che non so cosa fare, mischio cose a caso nei bicchieri, cercando di ricordarmi le ricette che mi ha insegnato il Rev a capodanno, ovviamente con scarso risultato.
E poi, ovviamente, do gli intrugli da bere alle ignare persone che passano di qui. In particolare ho dato un paio di bicchieri a Mandy e due o tre ad Amber. Jane e Sally, non so proprio il perché, non ne hanno voluto sapere. Ingrate!
Uno dei miei prossimi obiettivi è Samuel, quel ragazzo è troppo…come dire…ingessato? E giuro che questa non voleva essere una battuta riguardo alla mia gamba!
Intendevo dire che quel ragazzo ha decisamente bisogno di lasciarsi un po’andare e potrei addirittura calarmi nei panni del Drugo e preparare un white russian solo per lui, visto che è anche il festeggiato, ma mi servirebbero anche un accappatoio e dei sandali e ora come ora sarebbe un casino. Anche se scommetto che se spiegassi a Mandy e Amber il mio piano in quattro e quattr’otto avrei qui tutto quello che mi serve. Ma Mandy la vedo abbastanza barcollante e anche Amber non è da meno. Sta cercando di venire qui e lungo la strada ha urtato ben quattro persone e anche un divanetto e anche Samuel, che non ha fatto una piega, ma si sa, quello è fatto di legno!
Comunque sia, pare che alla fine la biondina ce l’abbia fatta a raggiungermi, si lancia praticamente a peso morto sulla poltrona libera accanto a me e inizia a ridere.
“Perché ridi? Non ho nemmeno parlato e già ridi?”
“Stavo pensando…” mi risponde continuando a ridere.
“A cosa? Se è così divertente voglio saperlo!”
“Promettimi che non lo dici a nessun però…è una cosa super segreta, che se si viene a sapere sono morta…e sei morto anche tu perché ti ammazzo con queste mani!” esclama alzando le mani a mezz’aria e mostrandomi bene i palmi aperti davanti ai miei occhi. Con delicatezza afferro i suoi polsi e riporto le sue mani sui braccioli della poltrona.
“Ok, prometto! Che poi…ti sembro uno che va a spifferare i segreti altrui in giro? Potrei reputarmi offeso!”
“Noooo non ti offendere!” Mi stampa un bacio sulla guancia, per poi cercare di eliminare le tracce del rossetto con un dito, ma con scarsi risultati perché continua a ridere.
“Lascia perdere…” le dico “fa figo avere uno stampo di rossetto sulla guancia!”
“Te ne faccio anche uno in fronte se vuoi!”
“No…ne basta uno! Allora, mi vuoi dire perché ridi o no?”
La ragazza avvicina le labbra al mio orecchio, cosa che in un’altra situazione mi avrebbe fatto pensare a tutt’altro, ma si tratta di Amber. Ubriaca per di più. Quindi lascio da parte i pensieri impudichi e mi preparo ad ascoltare il grande segreto.
“Chris è un cretino.”
E questo sarebbe il grande segreto?
Mi allontano leggermente dalla ragazza, quel tanto che basta perché veda la mia espressione perplessa.
“Sì, lo so che questo non è un grande segreto…”
“Meno male che lo dici tu…” borbotto e credo che Amber non abbia nemmeno capito quello che ho detto.
“Ultimamente mi trascura…e poi mi tratta male…” continua mettendo il broncio.
“Povera…”
Le sfioro la guancia con il dorso della mano, per poi portarle una ciocca di capelli ribelli dietro l’orecchio. So che vista dall’esterno questa scena potrebbe far pensare a chissà che, ma sia io che lei sappiamo che il mio è un semplice gesto d’affetto. Sì, Chris è un cretino.
“E allora sai cos’ho fatto?” continua e ricomincia a ridere.
“Cosa?” Giuro che ho quasi paura a saperlo. Vendetta femminile, non c’è niente di peggio.
“Ieri sera ero fuori per caso con un ragazzo, uno che mi piace un casino, eravamo in macchina…sai meglio di me come succede, no? Una cosa tira l’altra…” e ride ancora di più.
“Va be’” continua “fatto sta che alla fine ci siamo ritrovati l’una sopra l’altro e se il suo amico non l’avesse chiamato al telefono, avremmo fatto il botto!” conclude per poi rimettersi a ridere, lasciandosi andare indietro contro lo schienale della poltrona.
“E brava Amber! Allora ti ho insegnato qualcosa in questi mesi!” esclamo senza pensarci.
Poi però ci penso un attimo.
Ieri sera dormivo, ok.
Poi mi sono svegliato e cercavo Johnny e Jane mi ha detto che era uscito.
E anche Amber era uscita.
Poi Johnny è tornato incazzato perché telefonandogli avevo interrotto qualcosa con una ragazza che non mi ha voluto dire chi fosse, mi ha solo detto che era molto bella.
E poi Johnny mi ha chiesto il numero di Amber.
Amber è decisamente molto bella.
E Amber ieri sera era in macchina con un ragazzo e sono stati interrotti perché l’amico del ragazzo in questione l’ha chiamato sul più bello.
“AAAAAAHHH JOHNNY E’ UN UOMO MORTOOOOO!!” urlo all’improvviso, cercando di alzarmi non so nemmeno io perché, ma poi mi ricordo che ho la gamba ingessata, quindi recupero le stampelle e mi sto per alzare, ma Amber mi trattiene.
“Ssssshh sei scemo??? Ti ho detto di stare zitto e ti metti ad urlare??”
“Hai ragione, ma tanto con la musica alta non mi ha sentito nessuno!”
Poi prendo il telefono e scrivo il seguente messaggio a Johnny:
Sei un uomo morto.
E poi gliene mando un altro subito dopo perché mi sento già in colpa:
Non in senso letterale, anche perché mi uccideresti prima tu, sei il doppio di me. E poi non sono capace di fare a botte. E poi non ti ucciderei mai, sei il mio migliore amico. Però ce l’ho a morte con te e scommetto che sai anche perché. Ho capito tutto riguardo alla serata di ieri. Dove sei?
“Ti stavi per fare Johnny!!” esclamo poi a bassa voce rivolto ad Amber, dopo aver riposto il telefono in tasca.
“Sì, ma non dirlo a nessuno…tipregotipregotiprego!” conclude congiungendo le mani come se stesse davvero pregando.
“Non lo dico a nessuno, però Amber che cavolo, con tutta le gente che c’è proprio Johnny? E’ un mio amico, gli voglio bene e tutto quello che vuoi, ma fidati che se pensi che Chris sia uno stronzo, non so cosa potresti pensare di Johnny…”
“Aaaah ma chi se ne frega! Mica me lo devo sposare…è stata una cosa fisica…e poi era solo per fare un dispetto a Chris!”
“Va be’, sai cosa ti dico?”
“Cosa?”
“Che mi vibra il telefono..aspetta un secondo…”
Prendo il telefono dalla tasca, mi è arrivato un nuovo messaggio. Il mittente, neanche a dirlo, è Johnny.
Cazzo sei, Sherlock Holmes? Sono a casa, ma se hai intenzione di iniziare a delirare quando torni, me ne vado. Meglio sotto un ponte, che in casa con TE che mi fai una ramanzina su come ci si comporta con le donne. Fatti un esame di coscienza prima di darmi addosso.
Dopo aver letto e rimesso il telefono in tasca, posso riprendere il discorso con Amber.
“Dicevo…che non mi interessa cosa fate…però poi non dire che non ti avevo avvisata!”
Le do un bacio sulla fronte, lei mi dice di stare tranquillo, perché è abbastanza grande per sapere quello che fa. Così prendo le stampelle e me ne vado da Mel, che sta appoggiata ad un muro sorseggiando un bicchiere di coca.
“Che vuoi?” mi chiede appena sono abbastanza vicino a lei.
“Non posso nemmeno venire a scambiare due chiacchiere con la mia coinquilina preferita?”
“La tua coinquilina preferita è Jane, non dire cazzate…” mi liquida portandosi il bicchiere alle labbra.
“Ma non è vero! Vi adoro entrambe, in modo diverso, ma vi adoro…”
“Va be’…cosa ti serve, Pete?” mi chiede con sospetto. Come avrà mai fatto a capire che mi serve qualcosa? Mah…
“Ehm…va be’…quando sarò finalmente riuscito a rifilare un cocktail al festeggiato, non è che mi porteresti a casa?”
“Non ci crederai mai, ma per questa volta ti accontento volentieri…” mi dice posando il bicchiere vuoto su un tavolino lì vicino.
“Ti annoi? Ti sono stato troppo lontano questa sera, è colpa mia, lo so…ti sono mancato! Ma rimediamo quando andiamo a casa, non ti preoccupare…”
“Pete mi annoio sì, ma non darti troppa importanza, è semplicemente perché sono abituata a tutt’altro genere di feste…”
“Vuoi un cocktail? Te lo preparo!”
“Sparisci! Avvelena Samuel e poi ce ne andiamo!” esclama ridendo. Così mi allontano alla ricerca di Samuel, che ancora non lo sa, ma sta per assaggiare uno dei miei mitici intrugli.
Appena entriamo in casa, Mel mi dà la buonanotte e sparisce in camera sua, dicendo che è distrutta. Quella ragazza dovrebbe lavorare meno e divertirsi di più.
Anche io vado in camera mia, dove c’è Johnny sdraiato sul suo letto che ascolta la musica con il lettore mp3 e che quindi non mi ha sentito, per cui lo chiamo tirandogli una stampellata su una gamba.
“Ma sei scemo?!” mi urla dietro, aprendo gli occhi.
“Io no, tu?”
Mi siedo sul mio letto, appoggiando le stampelle a quest’ultimo, ma ovviamente loro cadono a terra.
“Senti non cominciare…” mi dice Johnny, allungando un braccio verso il comodino dove c’è un pacchetto di sigarette. Ne prende una e accendendola si dirige verso la finestra.
“Perché non mi hai detto che era Amber?”
“E se te l’avessi detto?” mi chiede, inspirando il fumo della sigaretta.
“Mi sarei incazzato da morire…”
“Appunto”
“Ma tanto mi sono incazzato ugualmente, cosa cambia?”
Johnny non mi risponde, se ne sta affacciato alla finestra con la sua sigaretta, dandomi le spalle.
“Senti comunque non mi interessa, davvero. Ti dico solo che Amber non ha bisogno di qualcuno che la faccia soffrire, a questo provvede già Chris…”
Johnny finalmente si girà verso di me, e mi guarda stupito.
“Chris non era il ragazzo perfetto?”
“Pensavo, ma ho parlato con Amber e pare che non sia così…”
Segue un attimo di silenzio, durante il quale Johnny finisce la sigaretta, richiude la finestra e poi si siede su una delle poltrone
“Comunque grazie per la fiducia, eh…”
“Eh?” chiedo senza capire. Che stronzata ho detto adesso senza essermene nemmeno accorto?
“Perché pensi che la farei soffrire…”
“Va be’ cazzo Johnny, non è che tua sia famoso per la tua gentilezza e il rispetto che hai nei confronti dell’altro sesso, eh…”
“Comunque ti ripeto che non mi interessa niente di Amber, e penso che per lei sia lo stesso, era solo per divertirci, niente coinvolgimento, niente di niente.”
“E’ la stessa cosa che ha detto lei, quindi non dico più niente. Dico solo che lei non ha bisogno di stare male e tu, sinceramente, nemmeno. Poi fate quello che volete…” concludo, sdraiandomi sul letto.
Johnny intanto ha imbracciato il mio basso e sta per iniziare a suonare, ma poi si ricorda probabilmente che nell’altra stanza c’è Mel che dorme e lo rimette dove l’ha trovato.
“Comunque nei prossimi giorni me ne vado…”
“Ecco, lo sapevo, adesso te ne vai perché non mi sopporti più! Cazzo Johnny e dove te ne andresti? Non mi risulta che tu abbia un altro posto dove andare, non è che vuoi veramente andare a vivere sotto un ponte, eh! Puoi stare qui tutto il tempo che vuoi e giuro che la smetto di rompere!” esclamo tutto d’un fiato, mortificato.
Non posso sopportare l’idea che se ne vada per colpa mia!
“Certo che tu sei veramente scemo!” esclama ridendo “Ti fai dei viaggi assurdi in due secondi! Non me ne vado lontano, non ti preoccupare. E soprattutto non me ne vado per colpa tua. Vado al dodicesimo piano”
“Ti trasferisci già da Amber? Cazzo se fate sul serio! Meno male che non te ne fregava…”
“Idiota…Il 12B è di Matt, non lo sapevo…dice che le persone alle quali l’aveva affittato se ne sono andate e posso viverci io finché non trova nessun altro, cosa che ho il sospetto che non succederà mai, ma va be’…”
“Davvero??” chiedo con un sorriso. Sono troppo contento che Johnny rimanga ad abitare così vicino.
“Davvero…”
“Aaaahh ma allora saremo vicini vicinissimi per sempre!!”
“Tu sei veramente scemo…comunque sì, e non so se è un bene o un male…”
“Ovviamente è un bene, cosa credi? Guarda che c’è la fila di persone che vorrebbero venire ad abitare in questo palazzo solo perchè ci sono io!”
Johnny scuote la testa, non capisco se mi sta prendendo per scemo o cosa, ma tanto non mi interessa perché sono troppo felice che il mio migliore amico rimanga a vivere nelle vicinanze.
|Pete|
commenti
sabato, 22 novembre 2008, 09:51
[18 gennaio]
h 20.00 circa

“Pete!” urla Mel dalla sua camera, mentre io me ne sto seduto sul divano a giocare alla play.
“Dimmi!”
“A che ora tornano Jane e Johnny?”
Metto il gioco in pausa e mi volto a guardarla, ora è appoggiata con una spalla allo stipite della porta del corridoio e in una mano ha il cellulare.
“Non saprei…Johnny credo tardi…Jane non ho nemmeno capito dov’è andata, figurati se so a che ora torna…”. La ragazza annuisce con un cenno del capo, per poi mettersi a parlare al telefono, mentre torna nella sua camera.
“No è che ha la gamba mezza rotta, non mi va di…” faccio solo in tempo a sentire, prima che richiuda la porta della sua stanza.
Riprendo il gioco, ma quando Mel rientra di nuovo in salotto lo metto di nuovo in pausa.
“Mel”
“Cosa vuoi?” si volta con fare un po’ scontroso. In questa settimana è stata peggio del solito, è vero, ogni volta che l’ho chiamata in pratica era per chiedere di fare qualcosa per me, visto che sta ancora scontando la sua “punizione” per aver perso la scommessa.
“Chi era al telefono?”
“Ma non te li fai mai i fatti tuoi?” mi chiede sedendosi sull’altra parte del divano.
Ora, potrei anche sbagliarmi, ma si sa che io non sbaglio mai. Comunque, mi sembra che ci sia qualcosa che non va a casa di Mel, ultimamente telefona spesso al padre e sono sicuro che anche poco fa fosse lui.
“Ovviamente no…”
“Non era nessuno, era mio padre…mio fratello non sta molto bene, l’ho chiamato per sapere come sta…” mi spiega.
“E perché non vai a trovarlo? Lo so che non puoi fare a meno della mia compagnia, ma per un paio d’ore sono certo che potrai farcela…”
“Sì certo, infatti, non potrei proprio vivere senza di te…” replica alzando gli occhi al cielo, mentre io mi faccio sfuggire una mezza risata.
A parte il fatto che è veramente bella, a prescindere da come sia truccata o vestita, Mel inizia a piacermi. Come persona, intendo. Anche se mi tratta sempre male ed è infinitamente cattiva con me, ci sono dei momenti in cui sembra che anche lei abbia un cuore e la cosa non è affatto male. Inoltre quando vuole sa essere molto simpatica. Senza dimenticare il fatto che mi diverto da morire a farla impazzire e che lei, anche se vuole fare la dura e dice in continuazione di volermi ammazzare, in realtà è molto carina con me, almeno ultimamente, da quando mi sono rotto la gamba. Anche se cerca di nasconderlo con quel suo comportamento scontroso, si preoccupa e mi sta aiutando tantissimo. Probabilmente crede che io sia talmente idiota da non accorgermene, ma direi che non è così, mi sono reso perfettamente conto di tutto quello che sta facendo per me e troverò un modo per ringraziarla, prima o poi.
“Lo so, lo so…però sai cosa ti dico? Ci devi andare…te lo dico io, ci devi andare…e se te lo dico io, devi farlo, fa parte della nostra scommessa…”
Il problema è che quella mezza telefonata che ho sentito prima non mi è piaciuta. Ho avuto l’impressione che lei non voglia andare da suo fratello per stare con me, ma non mi sembra per niente giusto. E poi non sono in punto di morte, credo di poter stare un paio d’ore da solo…
“Sei sicuro? Non ti serve niente?”
“Sicuro…e poi ho le stampelle, ormai le maneggio alla grande, se mi serve qualcosa mi alzo e me lo vado a prendere…e poi Jane e Johnny torneranno prima o poi…al massimo chiamo Amanda e le dico di salire…”
“Be’…allora vado…” Mel si alza, prende la borsa e la giacca e apre la porta. “Torno tra un paio d’ore comunque…”
“Tranquilla!” esclamo alzando un braccio in segno di saluto, mentre lei si chiude la porta alle spalle.
Un paio d’ore dopo
“Pete…ehi…” sento la voce di Mel sussurrare il mio nome, mentre con la mano delicatamente scuote la mia spalla. Apro gli occhi e ci metto un attimo prima di capire che mi sono addormentato sul divano mentre giocavo alla Play, aspettando che lei tornasse.
“Mi sono addormentato…” dico stropicciandomi gli occhi, infastiditi dalla troppa luce del lampadario. Poso il joystick sul tavolino e mi metto a sedere più comodamente, ho una spalla completamente indolenzita, vista la posizione in cui ero.
“Lo vedo!” dice Mel ridendo, mentre cammina verso la sua camera, per poi sparire oltre la porta.
Sbadiglio allungando le braccia e mi rendo conto di avere una fame incredibile visto che non ho mangiato. Volevo aspettare Mel per farlo e poi mi sono anche addormentato e ora ho fame.
“Meeeeeeeeeeeel” urlo per farmi sentire dalla ragazza “ho fameeeeeeee”.
Mel si affaccia alla porta del corridoio e mentre lega i capelli dietro la nuca mi chiede “perché non hai mangiato?”
“Perché volevo aspettarti..” le dico semplicemente. Lei mi sorride, forse per la prima volta da quando la conosco non mi sta guardando con uno sguardo omicida. Mi sorride, poi si avvicina, si siede accanto a me e mi dà un bacio sulla guancia.
“Grazie…” mi dice e io non posso fare a meno di sorridere. E di cogliere al volo l’occasione per farmi dare dell’idiota.
“Be’, in realtà mi sono addormentato, e poi non avevo voglia di cucinare…” mento, più che altro perché non sapevo cosa dire, non sono abituato ad una Mel simpatica e gentile.
“Idiota” borbotta alzandosi “sei un idiota, lo sai?”
“Sì, penso che negli ultimi giorni tu me l’abbia ripetuto circa cento volte…”
“Ecco” replica camminando verso la cucina “comunque mi devi spiegare come fai ad avere fame se ti sei appena svegliato…”
“Ma avrò dormito sì e no mezz’ora…stavo giocando…”
“E mi devi anche spiegare come si fa ad addormentarsi mentre si gioca alla Play”
“Be’, questo non so spiegartelo…è un’arte…non si impara da nessuna parte…ci si nasce così…”
Mel non dice niente, non riesco a vederla perché è in cucina e non ho nessuna voglia di contorcermi per girarmi a guardarla, tanto so perfettamente che ha alzato gli occhi al cielo e sta ringraziando il signore di non essere nata come me.
“Preparo un paio di panini velocemente, va bene?” mi chiede cambiando discorso.
“Benissimo, basta che fai in fretta che sto morendo di fame!”
Ovviamente Mel mi ignora. Anche se mi devo ricordare di stare attento a quello che dico quando è in cucina che maneggia coltelli, perché è probabile che un giorno me ne troverò uno infilato nella schiena.
“Prosciutto, va bene?” mi chiede.
“Sì…anche la maionese!”
“Ok…”
“E sai cosa? Anche i cetriolini sott’aceto…” continuo e Mel annuisce.
“Ah…anche il formaggio…l’ha comprato oggi Jane…”
“Poi?” mi chiede sarcastica Mel, che non ha capito che con la fame che mi ritrovo, potrei mangiare qualunque cosa in questo momento.
“Poi…il tonno…e se c’è anche qualche foglia di insalata qualche fetta di pomodoro…e poi se non sbaglio è avanzato del bacon…”
“Lo sai che fai schifo?” mi chiede la ragazza poco dopo, mentre mi porge un piatto con un panino di dimensioni davvero giganti, è talmente tanto imbottito che risulta quasi impossibile morderlo. Penso che ci abbia infilato dentro anche qualcosa che non le ho chiesto. E probabilmente anche qualcosa di velenoso.
“Ho fame, cosa ci devo fare?”
“Adesso voglio vederti, mentre mangi quel panino…è impossibile…ci ho messo dentro praticamente tutto quello che ho trovato in frigo…”
“Cos’è, una sfida?” le chiedo serio, mentre si siede accanto a me. Tra le mani ha un altro piatto con un normalissimo panino al prosciutto e maionese e un paio di birre che posa sul tavolino davanti a noi. “Non ti conviene sfidarmi, c’è bisogno che ti ricordi cos’è successo l’ultima volta che l’hai fatto?”
“No…me lo ricordo ogni santo giorno, tranquillo…”
Addento il panino, perché ovviamente ci sono riuscito, e non posso fare a meno di notare che nonostante sia pieno di qualunque schifezza esistente, è davvero buono.
“Buono!” esclamo con la bocca piena e Mel mi guarda disgustata.
“Senti è già abbastanza vomitevole guardare quel panino, guardarlo nella tua bocca ti assicuro che fa davvero schifo…” commenta per poi addentare a sua volta i panino che ha in mano.
“Scusa…” le dico dopo aver deglutito e bevo un sorso di birra. “Come sta tuo fratello?”
“Meglio grazie” mi risponde con un mezzo sorriso “ha ancora la febbre alta, ma almeno ha smesso di piangere in continuazione…”
“Perché ha visto la sua sorellona preferita…” celio divertito, dandole una piccola gomitata contro il braccio.
“Può darsi…” Mel si siede più comodamente sul divano, beve un sorso di birra, per poi appoggiare la lattina sul tavolino tra i due divani. “A te fa ancora male la gamba?”
“No…cioè ogni tanto…ora no…più che altro mi sono rotto le scatole di stare fermo e non fare niente…però devo dire che romperti le scatole è abbastanza divertente…”
“Sì, l’avevo intuito…” mi dice lanciandomi una delle sue peggiori occhiate, che io ricambio con uno sguardo finto innocente che fa scuotere la testa a Mel, ormai rassegnata.
“Non ti sei alzato mentre non c’ero, vero? Non hai sforzato la gamba? Perché se no te la taglio…”
“No…cioè sì, per andare in bagno…o forse preferivi che ti aspettassi perché mi volevi accompagnare?” dico scoppiando poi a ridere da solo, mentre la ragazza mi guarda con gli occhi sgranati, senza parole.
“Ok, scherzavo…era uno scherzo…”
“Ti conviene…” replica minacciosa.
“Comunque” riprendo dopo un attimo di silenzio “sono contento che tuo fratello stia meglio…dovresti andare a trovarlo più spesso, tu che puoi…”
“Ti mancano tanto le tue sorelle?” mi chiede poi così, in un modo che proprio non mi aspettavo. Di solito non parliamo di certe cose, anzi, di solito non parliamo proprio.
“Be’…sì…all’inizio, appena mi sono trasferito a New York mi mancavano da morire…soprattutto Jo, la più piccola…” appoggio il piatto ormai vuoto sul tavolino e prendo la birra, per poi berne un sorso “…forse proprio perché è la più piccola, non lo so…ma stando qui è come se mi perdessi qualcosa, non so se mi spiego…ogni volta che torno a Chicago è cresciuta un po’di più, e io me lo sono perso…”
Dopo aver impilato il suo piatto sul mio, Mel ha appoggiato la sua testa sulla mia spalla, non so perché…non che la cosa mi dia fastidio, però è strano. Si è raggomitolata sul divano e poi ha appoggiato la testa sulla mia spalla, come se niente fosse.
“Anche Meg mi manca” continuo senza badare ai suoi movimenti “ma con lei era un litigio continuo, quindi la cosa è un po’diversa…e poi ci sei tu che mi insulti in continuazione, mi fai sentire meno la sua mancanza...” concludo ridendo.
“Vorrà dire che continuerò…” commenta divertita “Comunque anche a me mancano tantissimo, anche se sono vicini…soprattutto Caesar…sai, lui parla poco, ha una piccola malformazione genetica che gli crea difficoltà a parlare, però sorride sempre e ha questo unicorno di peluches che si porta dovunque...e quando non c’è la sua mancanza si sente, te lo assicuro…anche se non parla, si sente che non c’è…”
“Puoi portarlo qui!” esclamo senza pensarci “anzi, li puoi portare tutti, tanto lo spazio c’è…allora, Caesar lo metti a dormire con te e le due ragazze le mettiamo in camera di Jane, tanto Jane dorme sul divano, non c’è problema…”
“Certo” si mette a ridere Mel “Jane sarà d’accordissimo…”
“Certo, Jane approva ogni mia idea, cosa credi?” replico contrariato.
“Anche se l’idea implica che lei dorma sul divano e nel suo letto dormano due sconosciute?”
“Scommetto di sì…comunque dovresti portarli…ci divertiremmo un sacco…”
“E’ quel ‘ci’ che mi preoccupa…” conclude, sistemando meglio la testa sulla mia spalla, ridendo.
***
[19 gennaio]
Mi annoio. Mi annoio incredibilmente. La gamba mi fa male, Jane è in caffetteria, Mel è uscita con Amber e Johnny è uscito con dei nostri amici. E io mi annoio. Prima giocavo con Jack, ma poi si è stancato e si è messo a dormire sulla poltrona. Ho iniziato a leggere un libro per un esame, ma dopo due righe mi sono annoiato ancora di più e l’ho buttato a terra. Ho lasciato il portatile nell’altra stanza e non ho nessunissima voglia di alzarmi per andare a prenderlo, quindi non posso nemmeno cazzeggiare su internet…
Sento la porta d’entrata chiudersi. Sarà Jane? Mel? Johnny?
“Jaaaaaaaaaaaaaneeeeeeee! Sei tuuuu??” urlo, ma dopo un attimo entra Johnny in camera.
“Sono io…” dice buttandosi sul letto, stanco morto, senza nemmeno togliersi le scarpe e la giacca.
“Ah meno male che sei tornato, mi stavo annoiando…com’è andata la serata?” chiedo mettendomi a sedere sul letto. Finalmente qualcuno con cui parlare!
“Insomma…” risponde con non troppo entusiasmo Johnny.
“Cos’è successo?”
“Niente di che, siamo andati in un posto noioso con gente noiosa…ho passato serate migliori…e in più sono stanco morto…”
“Capito…”
Rimaniamo per qualche minuto in silenzio, dimentico sempre che Johnny non è molto loquace. Ultimamente poi è peggio del solito, forse è preoccupato per il fatto di non avere una casa, ma gli ho detto più di una volta che non c’è nessun problema perché può stare qui tutto il tempo che vuole.
“Ho incrociato Amber” mi dice poi di punto in bianco.
Ora, a me questa storia di Amber non piace. Non chiedetemi quale storia perché di preciso non lo so, ma tra Johnny e Amber c’è qualcosa, lo so. E la cosa non mi piace.
“Perché?” chiedo, senza un motivo preciso.
“Perché…cosa?”
“Perché hai visto Amber!”
“Non l’ho vista di proposito, ti ho detto che l’ho incrociata…l’ho incrociata all’entrata stamattina, se magari mi facessi finire di parlare...mi ha detto di chiederti se puoi prestarle la tua felpa a righe marroni e nere…”
E io che pensavo già chissà che…
“Certo…domani la chiamo…”
“Ok…”
Rimaniamo ancora per qualche minuto in silenzio, finchè non riprendo la parola.
“Senti, a proposito di Amber…”
In risposta ricevo una specie di grugnito che non so esattamente cosa voglia dire, quindi continuo.
“…tu lo sai vero, che ha un ragazzo?”
“E allora?”
“No niente, siccome ho visto che l’altra sera quando abbiamo giocato eravate abbastanza affiatati…e anche a capodanno non le toglievi gli occhi di dosso…”.
Io esattamente non lo so perché, ma non mi va che Johnny ci provi con Amber. Io so perfettamente che Johnny è un bravissimo ragazzo, mi ha tirato fuori dai casini talmente tante volte che non le conto più. Però so anche che quando si tratta di ragazze, lui è una persona estremamente stronza. E so anche che Amber ha una storia fantastica con quello che sembra essere il ragazzo perfetto. Rovinare tutto sarebbe da idioti…e non voglio che il mio migliore amico sia la causa della rovina della storia d’amore perfetta della mia amica…
“Pete non cominciare…ti ho detto che sono stanco morto…” replica mettendosi a sedere sul letto, per poi iniziare a slacciarsi le scarpe per togliersele.
“Volevo solo ricordarti il fatto che ha un ragazzo perfetto, tutto qui…”
“Non mi interessa…”
“No?”
“No! A parte il fatto che tra me ed Amber non c’è stato niente se non qualche sguardo e qualche provocazione, non mi interessa il fatto che abbia un ragazzo…se non interessa a lei, perché mai dovrebbe interessare a me?”
In effetti, questo ragionamento non fa una piega…
“Sì ok, vedendo la storia da questo punto di vista, potresti avere ragione…però…”
“Però niente” replica il mio amico, che ormai si è tolto entrambe le scarpe e anche la giacca e la camicia “non ci sono altri modi per vederla, anche perché fondamentalmente non c’è niente da vedere…non è successo niente e credo che mai succederà qualcosa…l’hai detto tu, lei ha il ragazzo perfetto…sarebbe proprio idiota a lasciarselo scappare per uno come me…”
“Esatto” replico senza pensarci, ma ripensandoci ‘esatto’ non era proprio la cosa giusta da dire “cioè non volevo dire esatto, volevo dire che è vero che non è successo niente…”
“Pete non c’è problema, tranquillo…non ho nessuna intenzione di rovinare niente, se la storia di Amber e del suo ragazzo perfetto si rovinerà, sarà per colpa di uno di loro due, non certo mia…”
“Ok, però non volevo dire esatto…” replico imbronciato e mortificato, rimettendomi disteso sul letto.
“Lo so che non volevi dirlo…tranquillo…” replica Johnny, mentre spegne la luce “ora mettiti a dormire che è meglio, però…”
|Pete|
commenti
martedì, 25 marzo 2008, 20:48
Sleepless night
[9 gennaio]

“E poi le ho detto: ‘certo che tu non hai proprio stile…’” Sarah conclude un racconto iniziato circa mezz’ora fa in macchina, mettendosi a ridere rumorosamente mentre cerco le chiavi di casa nelle tasche dei pantaloni. Non ho idea del perché stia ridendo, se devo dire la verità, non ho ascoltato una sola parola di quello che ha detto. Però credo che si aspetti che io faccia altrettanto, quindi tiro fuori la risata più falsa che ho in repertorio e questo sembra renderla felice.
Finalmente trovo le chiavi e cerco di infilarle nella serratura mentre Sarah mi cinge la vita e facendomi girare verso di lei, mi dà un bacio. E che bacio.
Finalmente sono riuscita a farla stare zitta, comunque.
Sarah è una tizia che ho conosciuto ad una festa di non so chi, amici di amici di amici, gente che non conosco nemmeno, in pratica. Bionda, occhi verdi, fisico da paura in una minigonna mozzafiato.
Non potevo certo lasciarla lì, in mezzo a gente sconosciuta.
Per cui dopo qualche birra e fin troppe parole ci siamo ritrovati qui, davanti alla porta del 7D del Wayland.
Contro la porta del 7D del Wayland, anzi.
“Forse è meglio se entriamo…”
Mi stacco dal muro e lei fa un passo indietro, annuendo col capo.
Faccio scattare la serratura, dò un’occhiata all’orologio e noto che sono le 3.30. Per cui prima di aprire la porta mi volto verso di lei, che sta giocando con una ciocca di capelli fra le dita.
“Parla a bassa voce e non fare casino, per favore…le mie coinquiline probabilmente dormono già a quest’ora…”.
Lei annuisce di nuovo, io spero che abbia capito se no Mel mi ammazza.
“Carino qui...” dice entrando, subito dopo che ho acceso la luce, dandosi un’occhiata intorno. Chiudo di nuovo la porta a chiave e in meno di un secondo mi ritrovo di nuovo con la schiena contro la porta.
Lancio le chiavi sul divano e sfilo la giacca di Sarah, lasciandola cadere a terra, per poi fare altrettanto con la mia.
“Ti va di bere qualcosa?” chiedo allontanandomi dalla porta e facendo in modo che Sarah si allontani da me, così da poter fare qualche passo verso la cucina.
“Perché no?”
Sarah si mette a sedere sul divano, mentre io vado in cucina, uscendone subito dopo con due lattine di birra gelate. Le ultime due che aveva comprato Mel, mi ucciderà anche per questo, ma tanto ormai sono talmente tanti i motivi per cui vorrebbe farmi fuori che se li scrivessi ne risulterebbe una specie di enciclopedia.
Ne porgo una alla bionda, mi siedo accanto a lei ed è inutile dire che in men che non si dica ci ritroviamo l’uno sopra l’altra, il mio gilet è finito non so dove insieme alla cravatta e insieme alle scarpe di Sarah, probabilmente.
Con le mani appoggiate ai cuscini del divano, mi alzo leggermente, quel tanto che basta per parlare.
“Forse è meglio se ci spostiamo di là…” dico indicando con un cenno del capo la direzione in cui si trovano le camere da letto.
“Qui è più divertente…metti che si svegliano le tue amiche…”
“Fidati, non sarebbe per niente divertente se si svegliasse Mel, te lo assicuro…”
Mi alzo e lei fa altrettanto, poi la prendo per mano per fare in modo che mi segua.
“Devo essere gelosa di questa Mel?” mi chiede sorridendo maliziosa.
“Ma direi proprio di no, non facciamo altro che litigare dalla mattina alla sera…”
‘Ma soprattutto non dovresti visto che domani mattina sarai fuori da questa casa e non ci vedremo mai più’ vorrei aggiungere, ma ho il sospetto che se la prenderebbe a morte se lo facessi, quindi mi limito a pensarlo.
Apro la porta scorrevole del corridoio e poi quella della mia camera. Jack sta seduto ai piedi del letto e appena vede la porta aprirsi mi corre incontro e vedendo Sarah, capisce subito che stasera gli toccherà dormire in salotto ed esce dalla stanza. Questo animale è fin troppo intelligente.
Alla vista di Jack, Sarah scoppia a ridere. Facendo un casino infernale, per giunta.
“Ma allora dicevi sul serio! Hai davvero una scimmia!” esclama a voce alta.
Allora è vero quello che si dice delle bionde. Sono davvero tutte senza cervello.
“Ssssshhh mi vuoi vedere morto?”
La spingo in camera, pregando tutti gli dei esistenti e non affinché Mel non si svegli. Sto per chiudere la porta, quando sento quella della camera della mia coinquilina scorrere.
Troppo tardi.
Con una mano Mel ferma la mia porta prima che raggiunga lo stipite opposto e io mi appoggio con la fronte contro la superficie di legno, chiudendo gli occhi.
Posso considerarmi una persona morta. E gli ultimi istanti della mia vita li ho passati con una cretina bionda che non capisce il significato della frase ‘Non fare rumore’.
“Eppure un cazzo di orologio ce l’hai…” dice Mel con un tono calmo, ma so che è tutta una finta, perché nel dirlo ha preso il mio polso, il sinistro, quello dove porto l’orologio, e con la sua mano sta stringendo talmente forte che tra poco la mia mano diventerà viola e come minimo andrà in cancrena e me la dovranno amputare.
E questo sarà solo l’inizio della mia fine.
Senza staccare la testa dalla porta, la ruoto leggermente verso Mel e apro gli occhi.
“Mi stai facendo male…”
Mel in risposta, stringe ancora più forte la sua mano, furiosa. E’ incredibile quanta forza possa avere una persona magrolina come lei!
“Questo è solo un decimo del male che potrei farti, tienilo bene in mente…”
Ecco, questo suona tanto come una minaccia. E mi inquieta parecchio.
Mi allontano dalla porta e con un rapido movimento riesco anche a liberarmi dalla presa di Mel. Con la destra massaggio lievemente il polso sinistro, nel punto in cui c’è una macchia rossa indefinita che domani sarà un bel livido viola. Dopotutto sono un ragazzo delicato, io.
Esco dalla stanza, Mel fa un passo indietro mentre incrocia le braccia al petto e chiudo la porta alle mie spalle.
“…scusa…?” chiedo titubante, sperando che sia la cosa giusta da dire per evitare una morte certa.
“Pete io ti uccido, puoi chiedere scusa quante volte vuoi, ma io ti ammazzo, chiaro?” dice seria, guardandomi fisso negli occhi e inspirando profondamente per evitare di uccidermi davvero, credo.
“Le ho detto di non fare casino…” cerco di giustificarmi, ma la ragazza mi interrompe.
“Potresti sceglierle, non dico intelligenti perché sarebbe chiedere troppo, ma almeno che capiscano la differenza tra il giorno e la notte? Non penso che ci voglia una laurea per capire che DI NOTTE NON BISOGNA FARE CASINO!” conclude alzando la voce sull’ultima parte della frase, per fare in modo che Sarah, dall’altra parte della porta, senta.
“Hai ragione, davvero, mi dispiace che tu ti sia svegliata…”
“Tra poco più di tre ore mi devo alzare perchè ho un servizio praticamente all’alba dall’altra parte della città e sono rientrata da sì e no un paio d’ore, avevo appena preso sonno…hai una vaga idea di dove puoi metterti le tue scuse? Eh?”
Non so più cosa dire, davvero. Più che chiederle scusa, non so davvero cos’altro potrei fare. Per di più non è nemmeno colpa mia questa volta…cioè, è vero che Sarah l’ho portata qui io, però le avevo anche esplicitamente chiesto di non fare casino, proprio per non far svegliare Mel…e ora lei se la prende con me…
“Senti, sono stanca, me ne torno a letto…prega che riesca a riaddormentarmi entro cinque minuti o giuro che ti farò pentire di essere venuto al mondo…”.
Mel mi guarda, uno sguardo furioso come non le avevo mai visto. Non mi resta altro da fare che annuire, poi apro la porta mentre lei si volta per rientrare nella sua camera e prima di richiudere la sento dire a voce abbastanza alta perché anche la bionda che è con me senta “E dì a quella di tornare nel suo angolo di strada, invece di fare casino qui!”.
Scuoto la testa e sospirando mi volto a guardare Sarah che sta dando un’occhiata alla pigna dei miei cd, piegata sulle ginocchia accanto al letto.
“Scusa per l’inconveniente…” dico avvicinandomi a lei, che si volta, rialzandosi.
“Simpatica…” conviene ironica, indicando con un cenno del capo la stanza di Mel.
“Non far caso a quello che dice, solo magari evitiamo di fare casino…” mi avvicino ancora di più a lei e le cingo la vita con le braccia, mentre lei fa lo stesso.
“Questo dipende da te…” conclude maliziosa, per poi iniziare a baciarmi facendo un paio di passi indietro verso il letto.
***
Dopo aver scaricato Sarah con una scusa qualunque vado in caffetteria. Oggi ho il turno che inizia all’ora di pranzo, secondo il mio punto di vista è il peggior turno esistente.
Jane è già qui, ha iniziato questa mattina e finirà tra un paio d’ore, se non ricordo male.
“Ciao Jane!” saluto entrando, dirigendomi verso lo spogliatoio per cambiarmi ed iniziare il lavoro.
La ragazza risponde con un cenno del capo e quando esco dallo stanzino vado al bancone per scambiare due chiacchiere, visto che ancora non c’è nessuno nel locale. Ancora per poco.
“Tutto bene?”
Mi siedo su uno degli sgabelli davanti al bancone e Jane, che mi conosce come nessun altro, mi porge un caffè, senza nemmeno che io glielo chieda.
“Appena svegliato?” mi chiede a sua volta, ignorando la mia domanda.
“Più o meno…”
“Ma si può sapere cos’hai combinato ieri sera?” continua, appoggiandosi con i gomiti sul bancone, reggendo la testa con le mani chiuse a pugno, leggermente piegata in avanti.
Inevitabilmente il mio sguardo cade sulla scollatura della ragazza, che quando se ne accorge si rialza di colpo, portando una mano al petto, come a volersi coprire.
“E piantala!” esclama contrariata, mentre io mi metto a ridere.
“Dai, lo sai che non riesco a pensare a te in quel modo…e poi non è colpa mia se tu provochi…”
Bevo un sorso di caffè e la ragazza mi tira un pugno sul braccio.
“Allora, vuoi rispondere o no?”
“Niente, ho conosciuto una ad una festa e l’ho portata a casa, niente di strano…”
“No perché Mel stamattina era incazzata…”
“Tanto?” chiedo, temendo la risposta e Jane annuisce semplicemente col capo.
“Più o meno di quando ho mangiato tutto il suo gelato al cioccolato?”
Non mi ha parlato per un giorno intero, quella volta.
“Di più…”
“Più anche di quando mi sono seduto sul suo vestito da sera?”
Quella volta non mi ha parlato per ben due giorni. Senza farlo apposta mi ero seduto sul suo vestito nero da sera, sgualcendoglielo tutto, poco prima di una serata importante per il suo lavoro. Però insomma, non è mica colpa mia se lei l’aveva lasciato sul divano e io non l’avevo notato.
“Mmmmmh sì…direi di sì…” conviene Jane dopo aver pensato per qualche secondo.
“Praticamente sono morto…”
“Non so cosa hai fatto, ma credo di sì…probabilmente questa è l’ultima volta che ci parliamo a quattr’occhi, poi verrò a portarti i fiori sulla tomba...preferisci delle belle margherite gialle o dei fiordalisi?”
“Uff…non ho fatto niente di male, comunque…ho conosciuto una tizia ad una festa e l’ho portata a casa, come al solito…solo che quella cretina si è messa a fare casino nel bel mezzo della notte, Mel si è svegliata e diciamo che non l’ha presa bene…”
“Guarda, dire che non l’ha presa bene è un eufemismo…stamattina mi è sembrato di vederla affilare una lama per tagliarti la testa…” commenta Jane ridendo.
“Non sei d’aiuto, lo sai?” concludo contrariato e mentre la ragazza continua a ridere mi volto verso la porta perché ho sentito il campanellino suonare, segno che qualcuno è entrato nel locale.
“Ehi…tutto bene?” chiede Samuel entrando e io per tutta risposta mi risiedo.
“Ah, sei tu…”
“Se non ti va bene, me ne vado…” commenta il ragazzo, mentre si avvicina al bancone e Jane gli chiede se prende qualcosa.
“No grazie, in realtà cercavo Sally, mi serve un libro…” risponde Samuel.
“Sally è di sopra, vai pure!”
Jane sorride e Samuel sale al piano di sopra.
“Senti comunque ci sarà qualcosa che posso fare per farmi perdonare, non credi?” chiedo a Jane riprendendo il discorso di poco prima.
“Sì…non so cosa sia, ma di sicuro qualcosa ci sarà…” conclude Jane indicandomi con un cenno del capo un paio di persone che si sono sedute ad uno dei tavoli.
Circa un’ora e mezza dopo…
Gran parte dei clienti dell’ora di pranzo ormai se n’è andata, rimangono solo una coppietta in fondo alla sala e un tizio dalla parte opposta, per cui approfitto della calma per andare di sopra a portare a Sally il caffè che mi aveva chiesto circa mezz’ora fa.
Salgo le scale e cavolo, mi ero dimenticato della presenza di Samuel. I due sono entrambi seduti al bancone, uno di fianco all’altra, chini su un libro a pochi centimetri di distanza e sono certo di aver interrotto qualcosa, visto lo scatto con cui il ragazzo si è allontanato da Sally, non appena ha sentito i miei passi.
“Scusate, non volevo interrompere…” dico e i due, entrambi visibilmente imbarazzati, farfugliano qualcosa.
“Ok Sally, grazie mille…scusa, si è fatto tardi e devo proprio andare…” dice poi Samuel alzandosi e avviandosi verso le scale.
“Oh…sì, certo…se so qualcosa per quel libro ti chiamo!”
“Grazie mille, davvero…ciao Pete, ci si vede…”
Saluto Samuel con un gesto della mano, poi mi avvicino a Sally.
“Questo era per te?” chiedo appoggiando il caffè sul banco e la ragazza annuisce, mentre richiude il libro che stava consultando con Samuel.
“Scusa non volevo interrompere, davvero…”
“Pete non hai interrotto niente…” risponde la ragazza con un sorriso.
“Sicura? E perché se n’è andato così?” chiedo con fare indagatore.
“E che ne so? Avrà avuto un impegno…”
“Sì certo…”
“Pete…guarda che non hai interrotto niente, davvero…”
Guardo per qualche secondo la ragazza negli occhi, incrociando le braccia al petto.
“Ma ti sarebbe piaciuto…o sbaglio?”
“Be’…” Sally diventa rossa, abbassa lo sguardo e si porta una mano alla nuca “Be’, insomma…è carino, no?”
“Non è esattamente il mio tipo, ma comunque…”
“Sei il solito idiota!” esclama la ragazza bevendo un sorso di caffè dalla tazza.
Le rivolgo uno sguardo accigliato. “Questo non è carino, invece…” le faccio notare.
“Dai, lo sai che scherzo…”
“Certo, certo…dite tutti così…” farfuglio cercando di sembrare contrariato, mentre scendo le scale, ma so benissimo che non diceva sul serio. E anche se dicesse sul serio, in effetti non avrebbe proprio tutti i torti.
Torno da Jane che intanto ha provveduto a riprendere le tazze e i bicchieri sporchi dai tavoli.
“Ehi” la chiamo a bassa voce, appoggiandomi al bancone mentre sistema le cose nella lavastoviglie, ma sembra non sentirmi.
“Jane..” sussurro di nuovo, ma ancora la ragazza non sente il mio richiamo.
“JANE SEI SORDA O COSA??” chiedo poi praticamente urlando e lei si volta, come se nulla fosse.
“Ti ho chiamata due volte e…va be’ niente, lasciamo perdere…”
Con la mano le faccio segno di avvicinarsi e lei prontamente muove qualche passo nella mia direzione.
“Dimmi…”
“Come li vedi Sally e Samuel?” chiedo a bassa voce per evitare che la ragazza al piano di sopra senta.
“Eh?” mi chiede lei, con la tipica espressione di chi non ha capito niente.
“Insieme dico…Sally e Samuel…come li vedi?”
“Perché me lo chiedi?”
“Be’…perché sono sicuro di aver interrotto qualcosa quando sono salito a portarle il caffè e Samuel è scattato tipo una molla, hai presente? E poi è scappato via…e quando ho chiesto spiegazioni a Sally lei in pratica mi ha detto che non ho interrotto niente e che non le sarebbe dispiaciuto, perché in fondo Samuel non è male…”.
Jane mi ascolta attentamente e quando finisco di parlare rimane per un attimo in silenzio, come se stesse pensando a qualcosa, con lo sguardo un po’perso. Se non la conoscessi abbastanza bene penserei che è matta, ma so per certo che non lo è. E’ solo un po’strana…
“Be’…Samuel è carino e anche Sally lo è….e poi in fondo, si somigliano parecchio…riservati, amanti della cultura…”
“Dì pure secchioni…” la correggo e lei mi guarda in tralice.
“Sei sempre il solito…comunque Pete se fossi in te non mi metterei in mezzo…” mi avverte.
“Non ho intenzione di farlo…” mento “Era così, giusto per sapere cosa ne pensavi…”.
“Sì certo…come no…come se non ti conoscessi…” sorride scuotendo la testa “Ho il sospetto che Samuel potrebbe ucciderti, sai? E Sally potrebbe spingerti giù…” conclude, indicando le scale dalle quali sono appena sceso.
“Anche loro? Non basta Mel?” chiedo per poi andare a prendere l’ordinazione da una rossa niente male che si è appena seduta ad un tavolo.
***
Finito il turno in caffetteria, riprendo le mie cose dallo spogliatoio e con lo zaino in spalla, una volta fuori dal locale sistemo lo skate a terra e inizio il mio percorso verso casa.
Ad un certo punto però, dopo nemmeno cento metri di strada, inciampo in una maledetta buca e cado rovinosamente a terra.
Sembra che non mi sia fatto niente, per cui cerco di rialzarmi, ma il problema sorge quando appoggio il piede destro a terra e un dolore lancinante mi porta ad imprecare e ad appoggiarmi al muro poco distante.
Dopo qualche secondo il dolore sembra passato e provo a riappoggiare il piede a terra, ma di nuovo sento quella fitta atroce che mi fa star male.
Per cui mi appoggio con la schiena al muro e mentre penso ad un modo pratico e veloce per andare a casa, sento una voce che mi sembra di conoscere.
“Serve una mano?”.
Alzo lo sguardo e riconosco Brian, un tizio che viene spesso in caffetteria, un cliente fisso in pratica.
“No…cioè, non lo so…” rispondo indeciso “Ho preso una buca con lo skate e sono caduto…non credo di aver rotto niente, ma la caviglia mi fa un male cane…non è che per caso puoi darmi un passaggio a casa?” chiedo, cercando di muovere qualche passo, ma appena appoggio il piede a terra sento la caviglia cedere e mi appoggio alla spalla di Brian.
“Non è meglio se ti accompagno al pronto soccorso?”
“Forse…” convengo alla fine, Brian mi dice di aspettare un minuto e subito dopo arriva con la macchina che aveva parcheggiato poco lontano e mi porta dritto in ospedale.
Brian è andato via subito perché aveva un impegno.
Dopo aver riempito una serie di scartoffie a parer mio inutili e dopo aver aspettato circa tre ore perché comunque il mio non è un caso grave, finalmente arriva il mio turno.
Il medico sembra simpatico e appena mi vede con lo skate nello zaino si lascia scappare un sorriso.
“Scommetto che hai preso una buca…”
“Già…spero di non aver rotto niente…”
“Vediamo subito!” mi dice, facendomi segno di sdraiarmi sul lettino e dopo aver dato un’occhiata alla caviglia dice che è meglio se faccio delle lastre.
Per cui vengo spedito da un’altra parte dell’ospedale e quando finalmente le lastre sono pronte, il medico, il Dr. Grant, mi riceve di nuovo.
“Allora…Peter, giusto?” mi chiede e io annuisco “Vediamo…”.
Il dottore dà un’occhiata alle lastre e decide che non c’è niente di rotto, per fortuna.
“Non c’è niente di rotto, si tratta solo di una brutta distorsione, come immaginavo…” mi dice per poi procedere a fasciarmi la caviglia e a mettermi un tutore.
“Devi portare questo tutore per almeno una settimana e devi camminare aiutandoti con le stampelle…non è niente di grave, ma non devi assolutamente sforzare la caviglia, mi raccomando…per cui…”
“…niente skate…” concludo un po’scocciato.
“Esatto…niente skate o cose simili…voglio rivederti tra un paio di settimane, se segui le mie indicazioni la caviglia dovrebbe essere completamente a posto anche prima, a dire il vero…”
“Ok…”
“C’è qualcuno che può venire a prenderti?” mi chiede, avendo notato che sono senza accompagnatore.
“Be’….” penso per un attimo, ci sarebbe Johnny, ma non ha la petente, Jane, ma non ha il telefono. Rimane solo Mel. “Per forza?”
“Direi di sì…ho appena detto che non devi sforzare la caviglia…”
“Mi toccherà chiamare Mel…” dico uscendo, non prima però di aver ringraziato e salutato il medico.
Mi siedo su una delle poltroncine della sala d’aspetto, prendo il telefono e scorro la rubrica fino al numero di Mel. Questa è la volta buona che mi uccide sul serio.
Il telefono squilla tre o quattro volte, prima che la ragazza risponda.
“Spero che tu sia in fin di vita” è l’unica cosa che dice.
Cerco di rimanere serio, più serio che posso, anche se in realtà sto per scoppiare a ridere.
“Sono all’ospedale…”
“Eh? Guarda che non te la cavi così facilmente. Che vuoi?”
“Non sto scherzando, sono davvero all’ospedale…” replico cercando di mantenere quel minimo di serietà che mi è rimasta. Non so perché, ma questa situazione mi fa ridere, ma so che se mi mettessi a ridere Mel mi ucciderebbe. Per telefono. Non so se sia possibile, ma sicuramente lei troverà un modo per farlo.
“Ok, se parli autonomamente non sei in fin di vita. Cos’è successo?”
“Niente, sono caduto con lo skate e mi sono slogato una caviglia…non volevo disturbarti, ma Johnny non ha la patente e Jane è l’unica donna di questo mondo che non ha ancora un cellulare…mi servirebbe qualcuno che mi venga a prendere…”
“Dieci minuti e sono da te. Sai cos’è questo Pete?” mi chiede, ma non ho il tempo di rispondere perché Mel mi precede “Karma” conclude riattaccando, senza lasciarmi il tempo di dire nient’altro.
E dopo dieci minuti, puntualissima, Mel entra nella sala d’aspetto del pronto soccorso, proprio mentre il Dr. Grant esce dal suo studio per andare a prendere un caffè.
“E’ arrivata la tua ragazza, a quanto vedo!” esclama venendo verso me e Mel.
“Ah sì?” chiede Mel guardandosi intorno “Quale delle mille?” E io a questo punto non ce la faccio e scoppio a ridere e Mel cambia subito espressione.
“No…no no…ragazza un corno…viviamo insieme, ma questo non significa proprio un bel niente. E tu smettila di ridere.” Conlude lanciando uno sguardo terribile prima al medico e poi a me, facendomi subito tornare serio.
“Scusate…non volevo…” interviene il dottore, cercando di trattenere una risata “comunque lo dico anche a te, Peter non deve sforzare la caviglia, deve usare le stampelle e portare il tutore per una settimana circa…se segue queste semplici indicazioni la caviglia dovrebbe tornare quasi come nuova in pochissimo tempo…”
Mel annuisce seria e il medico al ringrazia per l’attenzione e ci saluta entrambi.
Prendo lo zaino, lo sistemo sulle spalle e poi mi alzo aiutandomi con le stampelle, mentre Mel è già praticamente arrivata alla porta.
Quando riesco a raggiungerla, mi indica la direzione in cui ha parcheggiato la macchina e in silenzio ci avviamo.
Dopo qualche minuto di viaggio, sono io ad iniziare a parlare.
“Com’è andato il servizio di questa mattina?”
“Se avessi dormito di più, sarebbe andato meglio…comunque non è ancora finito, domani devo tornare per concludere il tutto…”
“Questa notte giuro che non faccio casino…”
“Ti conviene” risponde lapidaria, mentre inchioda ad un semaforo rosso.
“Senti mi dispiace, davvero…per averti fatto venire qui adesso…e soprattutto per stanotte…” dico sinceramente.
“Ok Pete, lasciamo perdere…però se lo rifai ti uccido...e non scherzo…” conclude minacciosa, ripartendo appena il semaforo ritorna verde.
|Pete|
commenti
domenica, 24 febbraio 2008, 18:00
Shall we dance?
[Alla festa di capodanno]
Johnny è appoggiato allo stipite di una porta, con un bicchiere in mano che sicuramente contiene cose che non dovrebbe bere vista la sua età, ma va be’, nemmeno io dovrei bere vodka e succo d’arancia. Ormai a questa festa sono tutti ubriachi fradici e nessuno si accorge più di cosa stiamo o non stiamo bevendo, figuriamoci di quanti anni abbiamo! Qui è già buona se ognuno riesce a ricordarsi il proprio nome…
“Ehi, ho capito che non conosci nessuno, ma potresti almeno fare finta di divertirti…” gli dico avvicinandomi a lui.
Johnny è un tipo abbastanza solitario e di poche parole e giustamente, per non smentirsi, se ne è stato in disparte per tutta la sera. Solo che a questa festa l’ho portato io e mi dispiacerebbe se non si stesse divertendo.
“E tu hai finito di provarci con la tua coinquilina?” mi chiede, portando il bicchiere alle labbra.
“Si nota così tanto?”
“No, figurati…solo quella pianta non l’ha capito…” risponde, indicando una piantina che c’è in un angolo della stanza.
“Oh be’, comunque in realtà Mel è già innamorata di me, solo che ancora non lo sa, fidati…” statuisco serio, talmente serio che quasi mi autoconvinco di quello che dico.
“Se lo dici tu…”
“Senti comunque se ti stai annoiando vai pure…non sentirti in obbligo di rimanere solo perché ti ho invitato..”
“No no, figurati, io mi sto divertento, eccome…”
Solo adesso capisco cosa sta facendo Johnny così in disparte da tutta la sera. Solo adesso che seguo il suo sguardo, visto che non mi ha guardato in faccia per tutta la durata della nostra discussione, mi rendo conto che l’idiota sta guardando Amber da tutta la sera. Anche adesso, in questo preciso momento in cui lei sta ballando avvinghiata a Chris, il suo ragazzo, lui la sta guardando.
Ma non la sta guardando come una persona qualunque farebbe, praticamente la sta spogliando con gli occhi. Ok, sì, forse in effetti qualunque persona normale lo farebbe, considerando che il vestito di Amber stasera lascia ben poco all’immaginazione.
“No no, ehi, no…non ci siamo!” Esclamo, mettendomi davanti a lui in modo da coprirgli la visuale.
“Che vuoi, ma sei scemo?” chiede decisamente contrariato, spingendomi da un lato.
“Amber…è già occupata…felicemente, anche…”
“E chi se ne frega, mica me la voglio sposare…e poi è lei, non vedi?” conclude, indicando la ragazza con un cenno del capo, cosa che mi induce a girarmi.
E in effetti Amber sta sì ballando con Chris, ma continua a fissare insistentemente Johnny.
“Ok, ma tu non devi guardarla…”
“Sì certo, come no..” mi risponde, alzando gli occhi al cielo “ha parlato il santo…quello che non si è portato mai a letto nessuna per il solo gusto di farlo, vero?”
“Sì ok, ma che c’entra? Amber è Amber! Ed è già impegnata…”
“Amber sarà Amber per te, ma per me non è nessuno…e comunque non ho fatto niente, mi sono solo limitato a guardarla…”
“Ok, ok…ma poi non venirmi a dire che avevo ragione…”
“Riguardo a cosa?”
“Riguardo tutto…”
“Ok…se ne sei convinto…”
“Certo, io ho sempre ragione”
“Certo…” risponde vagamente Johnny, annuendo col capo, ma sono sicuro che non ha sentito una sola parola di quello che ho detto. Troppo perso a guardare la scollatura di Amber, ne sono convinto.
“Va be’, vado a chiedere a Mel di ballare per la centesima volta…sono certo che questa è la volta buona…” e così dicendo, saluto il mio amico con un cenno della mano e attraverso la stanza per andare da Mel, che sta parlando con Jane seduta su un divanetto.
“Mel tu sai vero che sei la mia coinquilina preferita?” chiedo sedendomi alla sua sinistra, passandole un braccio intorno alle spalle e ignorando bellamente Jane che sta seduta alla sua destra e interrompendo la loro conversazione.
“Mi piacerebbe poter dire lo stesso, sai?” risponde guardandomi di sottecchi.
“Guarda, io non ti dico proprio niente invece, solo che rimango tua amica esclusivamente perché hai un bel fondoschiena” interviene Jane con tono decisamente acido. Se la dev’essere presa perché ho detto che Mel è la mia coinquilina preferita. Lo sapevo io, questa convivenza sarà un casino perché entrambe si innamoreranno di me…
Lancio un’occhiataccia a Jane, che vista la situazione potrebbe anche capire che sarebbe meglio se se ne andasse. A che serve una migliore amica se poi quando serve non capisce niente?
“E io da qui non me ne vado, è inutile che mi guardi così!” esclama, incrociando le braccia al petto. Ok, ha capito, ma non collabora. Dopo me la paga…
“Ok ok, andiamocene noi” dice senza troppo entusiasmo Mel e alzandosi in piedi afferra con la sinistra la mia cravatta “…andiamo a ballare, prima che cambi idea…” e così dicendo dà uno strattone alla cravatta che per poco non mi soffoca, visto che non mi sono alzato subito.
Non me lo aspettavo, che cavolo!
Tossisco.
Questa posizione è abbastanza favorevole, vista la panoramica senza precedenti che ho del fondoschiena di Mel, però immagino che se non mi alzo alla svelta mi soffocherà sul serio.
Per cui mi alzo e cercando di non cadere, un po’per l’alcool e un po’perché Mel mi sta praticamente trascinando in mezzo alla stanza, riesco a raggiungerla proprio mentre parte “Don’t stop the music” di Rhianna.
“Non c’è gusto così, non te l’ho nemmeno dovuto chiedere…” dico alzando un po’la voce, per fare in modo che mi senta.
Lei avvicina la bocca al mio orecchio e dice “Se me l’avrai chiesto trecento volte di ballare con te!”.
“Non esagerare…un centinaio sì, ma trecento mi sembra davvero un’esagerazione…” dico e lei si mette a ridere. Credo che sia la prima volta da quando la conosco che la vedo ridere così, per una stupidaggine.
Poi Mel appoggia le mani sulle mie spalle e si piega lentamente sulle ginocchia, ancheggiando a ritmo di musica come solo poche sanno fare.
Altrettanto lentamente ritorna in posizione eretta. Mi guarda dritta negli occhi, ha l'espressione serena e sono certo che non sia ubriaca. Non l'ho vista toccare nemmeno un bicchiere di birra.
“Te la sai cavare!” Mi dice tranquillamente, mentre intreccia le dita delle mani dietro la mia testa e la sento giocare con qualche ciocca dei miei capelli. Man mano la distanza tra i nostri due corpi si annulla, posso sentire i suoi fianchi strusciare leggermente sui miei, con il busto si mantiene leggermente inclinata all'indietro per potermi vedere senza problemi.
Delicatamente appoggio le mani sui suoi fianchi, pronto a sentire una sua mano colpire pesantemente la mia guancia da un momento all’altro. Invece, miracolosamente, questo non succede.
“Certo che me la so cavare, per chi mi hai preso?” rispondo dopo un attimo, con un’alzata di sopracciglia e lei si mette a ridere.
E lasciatemelo dire, ma quando ride è proprio uno splendore di ragazza. Peccato che non lo faccia mai, dovrò iniziare a fare il cretino più spesso di quanto già non faccia per farla ridere di più.
Intanto la canzone finisce, mi allontano leggermente da lei e muovo un passo all’indietro per allontanarmi del tutto e andare a prendere da bere, quando parte un’altra canzone, “You’ll never be alone” di Anastacia, un lento.
“No dai, è una delle mie canzoni preferite…” mi dice senza spostare le mani di un centimetro, continuando a tenere le dita intrecciate dietro la mia testa, con gli occhi luccicanti.
Sospiro.
“Ok, ma che non diventi un’abitudine…” dico riavvicinandomi a lei e rimettendo le mani sui suoi fianchi, tenendola però questa volta un po’ più stretta a me. “Lo so che sono irresistibile, però…”
“Shhhhh” sibila lei e mi zittisce posando l’indice sulle mie labbra.
Poi appoggia la testa sulla mia spalla e riportando la mano dietro la mia testa, si lascia andare, sento i suoi muscoli rilassarsi e il suo corpo farsi leggermente più pesante contro il mio.
Non me lo sarei aspettato da lei, sempre così rigida e seria e la cosa mi stupisce. E mi fa piacere, non lo nego.
Ma non solo perché le ho rotto le scatole tutta la sera perché ballasse con me e finalmente lo sta facendo.
Ma soprattutto perché mi dà l’impressione di divertirsi e di stare bene e questa è davvero la cosa che mi fa più felice.
***
E’ quasi mezzanotte, la gente sta iniziando ad uscire sul terrazzo per vedere i fuochi organizzati da Ian e i ragazzi e fare un brindisi tutti insieme.
Prima però vado un secondo in camera di Amber dove ho abbandonato la mia giacca all’inizio della festa e la recupero, per poi uscire insieme agli altri.
Mike sta facendo il conto alla rovescia, mancano quindici secondi alla mezzanotte.
Infilo le mani in tasca e mi stringo nelle spalle, fa un freddo cane stanotte.
Frank è già pronto a stappare una bottiglia per il brindisi, con la sua corona in testa. Mi guardo un po’in giro c’è Amber con Chris, Johnny appoggiato alla parete con il suo inseparabile bicchiere di non so cosa, Mel appoggiata alla ringhiera.
Mentre Mike continua con il suo conto alla rovescia, mi avvicino alla mia coinquilina preferita appoggiandomi di fianco a lei sulla ringhiera.
“Ma non hai freddo?” le chiedo notando che non ha la giacca e si può dire che in pratica non abbia nemmeno il vestito.
“Un po’ sì…ma tanto tra poco rientriamo…” risponde incrociando le braccia al petto, immagino per scaldarsi visto che sta tremando.
“Portare una giacca no, eh?” dico togliendo la mia e mettendogliela sulle spalle. Rischia di morire assiderata questa povera ragazza. Ora il rischio lo corro io, ma non è importante. “Visto che vai in giro mezza nuda, portarsi dietro una giacca sarebbe stata una cosa intelligente…”
“Non tutti sono dei geni come te…” risponde senza guardarmi, sistemandosi meglio la giacca sulle spalle. “Comunque grazie…” continua poi, voltandosi a guardarmi con un sorriso.
Un secondo dopo arriva la mezzanotte, io me ne sto qui con le mani nelle tasche dei jeans e mi sto letteralmente ibernando, quando Mel prende il mio viso tra le mani e mi da un bacio sulle labbra. Un bacio molto casto, per carità. Ma pur sempre di bacio si tratta.
“Auguri!” mi dice, per poi andare verso Frank per recuperare un bicchiere per il brindisi.
Io rimango immobile per qualche secondo. Per il freddo certo, ma soprattutto per il bacio.
Poi sento qualcuno colpirmi la nuca e mi riprendo, Johnny sta in piedi a fianco a me e ride come un cretino.
“Ahi!”
“Auguri idiota…e riprenditi per favore, che era solo un bacio!”
“L’hai vista anche tu allora, non me la sono sognata…!”
“Sì, l’ho vista anche io…”
Dopo i fuochi d’artificio rientriamo, praticamente non mi sento più le dita dei piedi e nemmeno la punta del naso.
“Ehi grazie per la giacca” dice Mel venendomi incontro, porgendomi l’indumento.
“Figurati…” rispondo con un sorriso.
“Adesso andiamo giù da noi?” mi dice sistemandomi non so perché la cravatta e il colletto della camicia con entrambe le mani. E io rimango un po’interdetto, non rispondo e mi limito a fissarla con lo sguardo perso. Probabilmente ho capito male…
“Idiota con tutti gli altri, non solo noi due…” mi dice, dandomi una leggera spinta con entrambi i palmi delle mani.
“Certo con gli altri, con chi se no?”
Rido portandomi una mano alla nuca, faccio finta di niente che è meglio mentre Mel si allontana scuotendo la testa, alla ricerca di Mandy.
|Pete|
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giovedì, 24 gennaio 2008, 21:08
Natale con i tuoi...
Una piccola precisazione per capire il post: la parte in rosso è scritta dal punto di vista di Jo, la sorella minore di Pete. Buona lettura!
Qualche giorno prima di Natale
E’ tutto il giorno che ho un motivetto che mi gira in testa. Non ho idea da dove sia arrivato, ma è lì da stamattina quando mi sono svegliato, c’era quando mi sono fatto la barba, mentre facevo colazione, quando ero in caffetteria e mentre ero a lezione. Anche mentre poco fa ero a casa di Johnny per la nostra periodica sfida ad Halo 3 c’era. Infatti credo che Johnny avrebbe voluto uccidermi per il mio continuo canticchiare.
Il problema è che non avevo con me il basso e quindi non potevo dar sfogo alla mia creatività in altro modo, se non canticchiando tra me e me.
Ed ora che sono tornato a casa posso finalmente prendere in mano il basso e provare a comporre qualcosa, nonostante siano le due di notte. Ma Jane non c’è, è già andata a casa dai suoi per le feste e Mel non ho idea di dove sia. Quando sono entrato in casa l’ho chiamata a gran voce ma non mi ha risposto, quindi immagino che non sia in casa.
Quindi vado nella mia camera, trovo Jack che dormicchia sul lettino vicino alla finestra. Tolgo la giacca e la lancio su una delle due poltroncine vicino al tavolo, per poi sedermi sull’altra, imbracciando finalmente il basso. Mentre inizio a suonare, punto i piedi su una delle gambe del tavolo, iniziando a spostare il peso sulla poltroncina finchè non mi trovo a dondolare avanti ed indietro, sulle sole gambe posteriori.
Sono talmente concentrato su quello che sto facendo che non mi rendo conto che qualcuno è entrato nella stanza e bruscamente mi interrompe.
“Ehi idiota, io vorrei dormire…”
Inutile dire che la voce, dal tono così amorevole, è di Mel. Ed è anche inutile dire che mi ha fatto prendere un colpo, che la sua interruzione mi ha fatto saltare sulla sedia e di conseguenza ora mi ritrovo a gambe all’aria, con il basso sul petto e per poco non rischiavo di spaccarmi la testa contro lo spigolo del letto.
“Mel?” chiedo girando la testa indietro, ma tutto quello che riesco a vedere dalla mia posizione supina sono un paio di gambe. Di belle gambe.
“Sono morto e sono in paradiso, vero?”
“No, tu sei scemo, non sei morto…” risponde Mel sbuffando e facendo qualche passo in avanti per poi piegarsi verso di me. “Ti sei fatto male?”
“No…cioè, dico…cacchio, ho visto la morte in faccia! Guarda di quanto ho mancato lo spigolo del letto!” esclamo notando che tra la mia testa e il letto ci saranno sì e no due centimetri.
“La sentirai la morte, se non la smetti di fare casino…” risponde la ragazza rialzandosi, contrariata, per poi girarsi e muovere qualche passo verso la porta per uscire.
“Ehi ehi!” esclamo alzandomi di colpo “scusa, pensavo che non ci fosse nessuno in casa…altrimenti non avre…” ed è solo in questo momento che mi rendo conto che davanti a me c’è Melanie Caine, la modella di Victoria Secret. Perfetta, assolutamente perfetta in ogni centimetro del suo corpo, shorts e reggiseno neri e una canottierina praticamente trasparente.
“Vuoi chiudere quella bocca?” mi dice, notando che sono rimasto letteralmente a bocca aperta nel rendermi conto del suo abbigliamento.
Abbigliamento.
Dubito che quello che ha addosso Mel in questo momento si possa chiamare abbigliamento, ma comunque…
“No…cioè sì….insomma, tu non puoi andare in giro vestita così! La rischio sì la vita in questo modo!”
“Ah no? Ci lavoro vestita così, figurati se non posso andarci in giro in casa mia…”
In effetti il ragionamento non fa una piega.
“Sì…ok…dillo che vuoi uccidermi, dillo! Dillo che vuoi farmi venire un infarto…prima entri senza avvisare, poi questo…” dico prendendo il basso che è rimasto sul pavimento per appoggiarlo sul letto, ma Mel si limita a voltarsi, alzare le spalle ed uscire.
Ok, calmiamoci. Mi devo abituare ad avere una modella che gira per casa, altrimenti veramente, finisce che un giorno o l’altro ci rimango secco davvero. Però che cavolo, anche lei potrebbe collaborare…
Esco per andare a bere un bicchiere d’acqua in cucina e Jack mi segue. Solo che io vado in cucina e lui si intrufola nella camera di Mel, che aveva la porta socchiusa.
“Jack! Torna qui, Jack!” chiamo voltandomi e facendo qualche passo indietro. Sto per entrare nella camera di Mel, solo che poi mi ricordo che non è Jane e che quindi forse non è il caso. Quindi busso alla porta, senza entrare.
“Si può?” chiedo e lei mi dice di entrare. E quando apro la porta la scena che mi trovo davanti è a dir poco strana, perché tutti odiano Jack, o almeno tutti i miei vecchi coinquilini lo odiavano, invece lei se ne sta lì sul suo letto, con le gambe incrociate e ci gioca tranquillamente, come se nulla fosse.
“Scusa anche per questo…” dico avvicinandomi e prendendo in braccio Jack, che protesta urlando e divincolandosi. “Gliel’ho detto che qui non ci deve entrare, ma evidentemente non ha capito…”
“Figurati, per Jack non c’è problema!”
“Sicura?” chiedo un po’stupito e lei annuisce con un cenno del capo. “Scusa ancora anche per prima, ma pensavo che non ci fosse nessuno in casa…”
“Ero sotto la doccia…” mi spiega.
“Ah...ecco perché non hai risposto quando ti ho chiamata! E’ che avevo questo motivetto in testa da questa mattina e se non l’avessi suonato probabilmente sarei impazzito…”
Mentre parlo lascio andare Jack, che subito torna da Mel a giocare.
“Ehi, dici che devo essere geloso?” le chiedo, appoggiandomi con una spalla allo stipite della porta.
“Non saprei…” mi risponde ridendo.
Lascio Jack da Mel e torno in cucina a bere e mentre sono lì mi viene un’idea geniale. Quindi torno subito da Mel.
“Mel scusa, tu hai programmi per le vacanze?”
“No, tu?” mi chiede.
“Io torno dai miei, parto tra un paio di giorni…torno prima di capodanno…”
“Ah…” mi risponde un po’delusa forse, non so, forse è solo un’impressione. “I miei saranno non so dove…io rimango qui…”.
“Senti…visto che rimani qui…non è che posso lasciarti Jack? Portarlo con me sarebbe un casino, considerando poi che mia sorella lo odia…sembra che gli piaccia stare con te…”
“Davvero??” mi chiede e questa volta sono sicuro che sia felice.
“Sì…te l’ho detto, portarlo via sarebbe un casino…”
“Sì sì, non c’è problema!” mi risponde entusiasta, mentre io le sorrido.
“Ok, allora è fatta…Jack rimane qui con te…ora vado…ti lascio Jack se vuoi, lascio la porta aperta così può entrare quando vuoi dormire…”
“Perfetto! Buona notte!”
“’notte!” esclamo uscendo e alzando la mano in segno di saluto, soddisfatto per aver trovato una sistemazione a Jack e per aver fatto felice Mel.
Non credo che sia piacevole passare le feste completamente soli, dopotutto…
***
23 dicembre 2007
La mia famiglia non è ricca. Non lo è per niente. Non è nemmeno povera. E’…normale. Cioè, normale dal punto di vista economico, ma di certo per il resto l’aggettivo
normale è il meno adatto a descrivere la mia famiglia.
I miei abitano in un appartamento al quinto piano di un palazzo di dieci, nella periferia nord-est di Chicago, non lontano dal Lago Michigan.
Sono arrivato a Chicago dopo più di tredici ore in auto. Lo so, avrei potuto prendere un aereo o un treno. Ma per prima cosa costavano troppo e poi a me piace guidare.
Ho parcheggiato la macchina esattamente di fronte al palazzo, una fortuna inaudita considerando la quantità di gente che abita in questa zona della città e di conseguenza la quantità di auto parcheggiate in queste vie.
Comunque sia, ora sono davanti alla porta e mi sembra sempre strano ogni volta che torno, non avere le chiavi in tasca, ma dover aspettare che qualcuno venga ad aprire.
“Chi è?” sento mia sorella chiedere dall’altra parte della porta. Mia sorella Megan, Meg per gli amici. E quindi non per me, visto che mi odia cordialmente.
“Sono io, Pete!”
“Oddio…” la sento commentare senza nessun entusiasmo, mentre gira la chiave nella serratura. “Dovevi proprio tornare?” mi chiede appena apre, voltandomi subito le spalle e tornando a sedersi sul divano del salotto, a guardare non so cosa in tv.
“Oh sì Meg, anche io sono molto contento di rivederti!” esclamo ridendo, chiudendomi la porta alle spalle. E’ mia sorella nonostante tutto e lo so che anche se fa così, sotto sotto, da qualche parte minuscola del suo cuore di ghiaccio, mi vuole bene.
“Quante volte devo dirtelo che
tu non puoi chiamarmi Meg? Il tuo piccolo cervello non ci arriva?”
“Certo Meg! Vado in camera tua ad appoggiare le mie cose, Meg?” chiedo prendendo lo zaino in spalla.
“Non ci provare neanche!” esclama voltandosi di scatto e puntandomi il dito contro. “Giuro che se metti una delle tue zampe da troglodita in camera mia te ne farò pentire amaramente!”
“Uh che paura! Cosa fai, mi fai fuori a colpi di spazzola?” chiedo trattenendo malamente una risata, mentre lei mi dice molto poco gentilmente che sono un idiota.
“Mamma e papà? Jo?” chiedo dopo aver fatto un rapido giro della casa e notato che non c’è nessuno oltre lei.
“Mamma è al lavoro, dovrebbe tornare tra poco. Papà è andato a fare la spesa. Jo è andata al campetto a giocare a football con dei suoi compagni, credo.”
Mi siedo accanto a lei sul divano e la guardo per un attimo, mentre si mette lo smalto rosso sulle unghie lunghe.
“E tu cosa fai in casa?” chiedo, mentre prendo il telecomando della tv e cambio canale.
“Guardavo la tv in santa pace, prima che qualcuno arrivasse a rompere!” esclama contrariata.
“Quello smalto è troppo rosso…” commento “è volgare.”
“Perché invece portarsi in giro una scimmia pulciosa è molto chic, vero?” ribatte, iniziando a soffiare sulle unghie per fare in modo che lo smalto si asciughi prima.
“Jack non è una scimmia pulciosa”
“Questo lo dici tu…a proposito, dove l’hai lasciata? Finalmente hai avuto il buon senso di farla rinchiudere in uno zoo?”
“Non dirlo neanche per scherzo!” esclamo indignato “Jack in uno zoo, ma ti pare? L’ho lasciato a casa con una mia coinquilina…”
“Ah perché, c’è qualcuno che ha il coraggio di dividere una casa con te?”
“Simpatica…” rispondo soltanto, subito prima che si apra la porta ed entri mio padre.
“Ehi Meg, vieni ad aiutarmi per favore?” chiede, chiudendo la porta con un piede, visto che entrambe le mani sono occupate dalle buste della spesa.
“Ehi!” esclamo io, alzandomi e andando incontro a mio padre “Ti aiuto io!”.
“Pete! E tu quando sei arrivato?” mi chiede mentre prendo una busta dalle sue mani.
“Circa mezz’ora fa…” rispondo, mentre lo seguo in cucina.
Appoggiamo le buste sul tavolo per poi iniziare a sistemare le varie cose al loro posto.
“Allora, come stai? Come vanno le cose?” mi chiede “L’università? Il lavoro?”
“Tutto bene” rispondo “l’università va abbastanza bene, quando torno a New York devo iniziare a studiare seriamente per i prossimi esami…e anche il lavoro va bene, faccio qualche casino ogni tanto, ma ormai le ragazze si sono abituate!” concludo ridendo, ripensando all’ultima volta che Sally mi ha urlato dietro per aver rotto l’ennesima tazza.
“Ho anche cambiato casa” riprendo “ora abito in un appartamento con Jane, la ragazza che lavora con me, e un’altra ragazza, Melanie…”
“Ah sì, mi aveva accennato qualcosa tua madre…”
“A proposito, quando arriva?”
“A momenti…usciva dallo studio e passava a prendere Jo al campetto…”
Mio padre non fa quasi nemmeno in tempo a finire la frase, che sento la porta aprirsi e subito dopo la voce di mia sorella Jo, quella più piccola.
“PEEEEEETEEEEE!!” urla fiondandosi in cucina, mentre Meg a sua volta le urla di abbassare la voce.
“Jo!” esclamo mentre mi salta al collo “Come stai?”
“Bene! Ho visto la tua macchina qui sotto e sono corsa di sopra a piedi per fare prima!” mi dice ridendo “La mamma sta arrivando in ascensore…”
Infatti dopo poco sento la porta chiudersi e la voce di mia madre che saluta Meg.
“Pete! Come stai?” dice entrando in cucina, per poi abbracciarmi.
“Benissimo! Tu?”
“Bene anche io!” risponde sorridendo, per poi tornare all’ingresso per appendere il cappotto all’attaccapanni.
“Hai già sistemato le tue cose?”
“No…veramente no…”
“Dormi in camera con me, vero??” mi chiede Jo saltellando. “Non vorrai andare in camera con quella” continua abbassando la voce ed indicando il soggiorno “Ti ucciderà nel sonno soffocandoti con un pon-pon…”
“Jo smettila di parlare così di tua sorella…” la rimprovera mia madre, ma Jo non ci fa caso perché sta aspettando una mia risposta.
“Be’, se mi ospiti, più che volentieri!” esclamo contento, mentre lei ancora più contenta di me mi prende per mano, portandomi a recuperare le mie cose in soggiorno per poi trascinarmi nella mia vecchia camera dove Jo ha già preparato un letto per me.
***
24 dicembre 2007
Io e Jo siamo usciti in skate dopo pranzo. Voleva farmi vedere i suoi miglioramenti, che effettivamente sono parecchi dall’ultima volta che l’ho vista. Ora è poco più avanti di me e ha appena schivato molto abilmente una cavolo di buca. E poi si ferma di colpo. E io per poco non le vado addosso.
“Jo cavolo, non ti devi fermare di colpo! Se no finisce che ci ritroviamo entrambi per terra!” esclamo riuscendo a fermarmi appena in tempo per evitare il disastro.
“Dove hai detto che hai lasciato Jack?” mi chiede, con uno sguardo molto, molto inquietante.
“Ehm…a casa?” dico titubante, ho paura di quello che potrebbe fare. Non so perché, ma credo che stia tramando qualcosa. E non so cosa.
“Con chi?” continua, puntando le mani chiuse a pugno sui fianchi.
“Con la mia coinquilina…”
“Jane?”
“No, Melanie…”
“Perché?” mi chiede poi, continuando a fissarmi. Giuro che sto iniziando ad avere paura.
“Perché…era un casino portare Jack qui…e poi Mel era a casa da sola…”
“Quando andava al liceo, Mel faceva la cheerleader per caso?” mi chiede dopo una pausa.
“Veramente non lo so, non gliel’ho mai chiesto…immagino di sì…è una bellissima ragazza sai? Ora fa la modella…sì, in effetti può proprio essere il tipo che faceva la cheerleader al liceo…” le spiego, e senza che me ne accorga mia sorella mi tira un bel calcio, dritto dritto negli stinchi.
“Ahi! Ma sei impazzita??”
“Io no, tu? Hai lasciato Jack con una cheerleader! Una modella! Ti rendi conto?”
“Va be’, ma che c’entra…” inizio a dire, ma lei mi interrompe.
“Niente, niente…poi però non venire a lamentarti quando al tuo ritorno a New York non troverai più traccia di Jack da nessuna parte…” conclude sibillina, per poi allontanarsi con lo skate.
Più tardi…
“Lo sai che questo stupido ha lasciato Jack con una modella ex-cheerleader?” dice Jo entrando in casa, dopo il nostro giro in skate.
“Con chi? Non l’avevi lasciato con la tua coinquilina quello schifo di animale?” chiede Meg mentre aiuta la mamma a preparare il pranzo.
“Infatti…la sua coinquilina è una modella che faceva la cheerleader…” spiega Jo, tra lo schifato e l’incazzato nero.
“Una modella?” chiede di nuovo Meg, guardandomi incredula.
“Sì, era a casa da sola…poverina…è quello che si merita per essere stata una stupida cheerleader!” conclude Jo, mentre la mamma la rimprovera, dicendole che non deve parlare così. E lei, per tutta risposta, se ne va in un’altra stanza, incrociando le braccia al petto.
“E’ rimasta a casa da sola?” mi chiede poi la mamma, mentre taglia il prezzemolo da mettere non so dove. “Perché non l’hai portata qui? Tanto di spazio ce n’è…”
“In effetti ci avevo pensato, ma tanto non avrebbe mai accettato…diciamo che non sono esattamente il suo coinquilino preferito, ecco…però le ho lasciato Jack, così non è completamente da sola…”
Poi mi rendo conto che Meg mi sta ancora fissando.
“Cos’hai da guardare tu?” le chiedo, prendendo un pezzo di pane dal cestino e iniziando a mangiare.
“Una modella?” ripete.
“Una modella…”
“Come hai detto che si chiama?”
“Melanie” rispondo, prendendo un altro pezzetto di pane.
“Pete piantala che ti rovini l’appetito...” interviene la mamma, spostando il cestino del pane lontano dalla mia portata.
“Melanie, e poi?”
“Caine” rispondo serafico. Adesso mia sorella muore, me lo sento. La vedrò strabuzzare gli occhi e poi cadere a terra con un tonfo.
“Quella di Victoria Secret??” mi chiede, trattenendo una risata. Ok, non è esattamente quello che avevo immaginato, ma fa lo stesso.
“Quella di Victoria Secret” ripeto. E Meg scoppia a ridere.
“Certo Pete” mi dice riuscendo a malapena a respirare “di stronzate ne hai dette tante in vita tua, ma questa le supera tutte!”
“Meg…” la riprende la mamma, mentre lei si asciuga le lacrime con il dorso della mano.
“Guarda che è vero…” rispondo tranquillo.
“Sì, ok…come no…inizia ad apparecchiare va’, invece di dire scemate!” Mi dice lanciandomi addosso la tovaglia che ha preso da un cassetto “E la prossima volta inventatele credibili le balle!”
Intanto, nella stanza di Jo…
“Bene, adesso la sistemo io la cheerleader…” mormoro tra me e me, mentre vado velocemente, ma cercando di non dare nell’occhio, in camera mia. Mi chiudo la porta alle spalle con delicatezza e poi inizio a cercare tra le cose di Pete finchè nello zaino non trovo il suo cellulare.
Inizio a scorrere la rubrica, finchè non trovo il nome Melanie e prendo nota del suo numero, per poi rimettere il telefono dove l’ho trovato. Poi sgattaiolo nella camera di Meg, dove c’è un telefono, compongo il numero e aspetto che qualcuno dall’altra parte risponda.
“Sì pronto?”
“Melanie?” chiedo.
“Sì, chi è?”
“Non è importante…non fare domande, le domande le faccio io. Dov’è Jack?”
“Pete?” chiede lei dall’altra parte. Stupida cheerleader, ti sembro forse Pete??
“Ho detto che le domande le faccio io…”
“Se è uno scherzo non è divertente.”
“Non è uno scherzo. Voglio una foto di Jack sul telefono di Pete entro cinque minuti, con un giornale di oggi accanto.” Concludo, riattaccando bruscamente il telefono.
In cucina…
“Pete ti è arrivato un messaggio!!” urla Jo dall’altra stanza.
“Mi porti il telefono per favore?” urlo a mia volta, mentre papà dal salotto ci urla a sua volta di non urlare, che non riesce a sentire le notizie al tg.
Dopo un secondo Meg arriva in cucina con il mio telefono.
“E’ un mms di Mel…” dico guardando Meg, che scuote la testa.
“Mel la tua amica immaginaria?” mi chiede sarcastica.
Non faccio caso ai commenti scemi di Meg e apro il l’mms. E’ una foto di Jack, seduto sul mio letto di New York, con accanto il New York Times di oggi. E il messaggio recita:
“Sta bene. Non ho mai ucciso nessuno. Ammetto di aver fatto dei pensieri su di te, ma sei ancora vivo no?”
Rileggo un paio di volte il messaggio. Giuro che non ne capisco il senso.
Poi mi volto a guardare Jo, che sta lì a far finta di cercare qualcosa nel frigorifero.
“Tu ne sai qualcosa?” le chiedo, mostrandole il messaggio.
“Chi? Io? Noooo…dovrei?”
Mi lascio sfuggire una mezza risata. Certo che la mia è veramente una famiglia di squilibrati…
Poi richiamo Mel.
“Che vuoi?” mi dice poco gentilmente appena risponde.
“Non ho capito il senso del tuo mms…”
“Ci sarà mai una volta in cui capirai qualcosa?” mi chiede spazientita.
“Be’, se mi avessi mandato un mms con una tua foto avrei capito molto di più…”
“Non fare lo scemo…”
“No dai, davvero, non capisco…”
“Chi mi ha telefonato poco fa? Non fare lo scemo, so che era una telefonata che veniva da casa dei tuoi, ho cercato su internet!”
“Ah ecco…” dico tra me e me, guardando Jo che intanto esce nuovamente dalla stanza con un sorrisetto stampato in faccia. “Dev’essere stata mia sorella Jo, scusa…ha un problema con le modelle…e le cheerleader…tu facevi la cheerleader quando andavi al liceo?”
“Certo che sì, che domanda del cavolo!” esclama “Ma ora che c’entra?”
“Niente…niente…Buon Natale Mel, ci vediamo tra qualche giorno!”
“Sé non vedo l’ora…” conclude, chiudendo la conversazione.
|Pete|
commenti
mercoledì, 28 novembre 2007, 20:35
Slego il grembiule, lo tolgo e dopo averlo ripiegato alla bell’e meglio, lo sistemo su uno scaffale dell’armadietto.
Poi prendo la giacca, lo zaino e lo skate ed esco dallo spogliatoio, pronto ad andare a casa a finire di sistemare tutte le cose che ho portato dal vecchio appartamento. Devo ancora trovare un posto a Strudel…
Attraverso la sala, voglio andare a salutare Sally al piano di sopra prima di uscire, ma ecco che entra Mandy. “Ehi Pete!” mi chiama, richiudendosi la porta alle spalle.
“Ehi ciao!” la saluto, per poi fermarmi a scambiare quattro chiacchiere.
“Ciao! Senti, dovrei riconsegnare questi…” mi dice porgendomi due dvd, mentre la porta si richiude alle sue spalle. Due dvd…c’è qualcosa che non va…
“Eh?” le dico, decisamente perplesso “Non dovresti bere alla tua età…oltre al fatto che la legge lo vieta, direi che ti fa decisamente un brutto effetto…”
“Scusa?” mi chiede, ancora più confusa di me, mentre si siede ad un tavolo.
“No dico, ti sembro Samuel? O Ben?”
Mi siedo di fronte a lei, poggiando la giacca e tutto il resto su una sedia rimasta vuota.
“Ma sei scemo?” mi dice, mentre anche lei si toglie la giacca, posandola sopra la mia. “Poi sarei io quella che deve evitare di bere…”
“Oh senti, tu arrivi qui e mi dici che devi riconsegnare dei dvd, fino a prova contraria io non sono né Samuel, né Ben, e la videoteca è la porta subito dopo questa, nel caso te ne fossi dimenticata…”
“Guarda che lo so benissimo che questa non è la videoteca…infatti ti sto ordinando una cioccolata…” dice prendendo un tovagliolino e scrivendoci sopra ‘1 cioccolata + panna’ con una penna che ha tirato fuori dalla borsa, per poi mettermelo davanti.
“In teoria avrei finito il turno, ma va be’, solo perché sei tu…”.
Vado al banco e chiedo a Jane di preparare una cioccolata con panna per Mandy, cosa che lei prontamente esegue, per poi tornare al tavolo.
“Ecco” dico, servendole la bevanda “Ha detto Jane di salutarti, non può allontanarsi dal banco…troppa gente…”
Amanda saluta Jane con un gesto della mano e la ragazza ricambia con un sorriso.
“Stavi andando a casa?” mi chiede poi, notando lo zaino e il resto.
“Sì…tu? Come mai da queste parti?”
“Dovevo riportare i dvd, te l’ho detto…” ripete, spingendo verso di me i dvd che ha posato sul tavolo.
“Ancora? Hai sbagliato porta, lo vuoi capire?” le dico, senza riuscire questa volta a trattenere una risata.
“Uff…ho litigato con Samuel, glieli potresti portare tu, per favore?” mi chiede spazientita, dopo aver bevuto un sorso di cioccolata.
“Ah…sì, certo…basta chiedere…”
“Ma te l’ho chiesto due volte!”
“Non me l’hai chiesto, mi hai dato i dvd dicendo che devi riconsegnarli…pensavo fossi impazzita e che mi avessi scambiato per uno di quei due!” esclamo indicando la videoteca con un cenno del capo.
“Ah no, non sono impazzita…ho solo litigato con Samuel e non mi va molto di vederlo…” mi spiega facendosi seria. Fin troppo seria, per gli standard di Mandy. Ora ha abbassato lo sguardo sulla tazza, prendendo a mescolarne il contenuto con il cucchiaino.
“Ehi, tutto bene?”
“Sì, sì…è solo che ci sono rimasta un po’male, ecco…” mi spiega, senza alzare gli occhi.
“Posso chiederti che è successo? Non per farmi i fatti tuoi, ma magari posso rendermi utile…”
“Sì…be’, niente di che…ero a casa sua per studiare e ho trovato una sua foto con una ragazza…gli ho chiesto chi fosse e mi ha urlato dietro…ci sono rimasta male, nessuno mi aveva mai trattata così…mi ha sbattuta fuori di casa…” mi spiega “…sono stata un po’insistente, me ne rendo conto…avrei dovuto farmi i fatti miei…” conlude.
“Scusa se te lo dico eh, ma detto fra noi, Samuel non è tanto normale…ti ricordi com’è andato via da qui l’altro giorno? Stavamo solo scherzando, in fondo…” le faccio notare. Lei sarà stata anche insistente, ma lui ha decisamente qualcosa che non va…il che non vuol dire necessariamente che sia un cattivo ragazzo, anzi. Solo che forse dovrebbe imparare a prendere le cose con più calma e non sempre come se il mondo intero ce l’avesse con lui.
“Già…è che credo di aver capito che non ami particolarmente parlare di sé…solo che l’ho capito troppo tardi, ormai non mi vorrà più nemmeno vedere…”
“Esagerata…gli passerà, vedrai…alla festa gli ho chiesto scusa ed è andato tutto a posto…lasciagli solo il tempo di sbollire la rabbia…”
“Non credo, ma comunque…senti, allora glieli riporti, per favore?” mi chiede di nuovo, indicando la coppa di dvd.
“Certo, ci vado subito…se mi aspetti qui poi torno e andiamo a casa insieme…” le dico, mentre infilo la giacca per uscire.
“Ok, grazie mille...senti, magari non dirgli che sono qui…digli che mi hai incontrata nelle scale, che ne so…improvvisa…”
“Tranquilla! Lo sai che l’improvvisazione è il mio forte! Sei in buone mani!” Esclamo uscendo, ma faccio in tempo a sentire alla perfezione Mandy dire “Sì certo, come no…”.
|Pete|
commenti
domenica, 18 novembre 2007, 13:53
Everybody hates Jack
Ci sono poche persone in caffetteria, giusto un paio che sono già state servite e ora sono intente a leggere chi una rivista, chi un libro del quale non riesco a vedere il titolo.
Jane ha sistemato il bancone e mi raggiunge al tavolo dove sono seduto, sto sfogliando un giornale di annunci, nella speranza di trovare qualcosa che faccia al caso nostro, ma per ora la ricerca è vana.
“Trovato niente?” mi chiede, mettendomi davanti una tazza di caffè.
“No…tutto troppo caro…o troppo lontano…o troppo piccolo, o troppo grande…oppure da arredare…” rispondo, lasciando andare il pennarello rosso che tengo in mano sul tavolo.
“Ma si può sapere perché te ne vuoi andare, tu?” le chiedo poi, bevendo un sorso di caffè. E’ sempre ottimo il caffè di Jane…
“Perché…perché ho quasi diciott’anni, un lavoro, ho appena iniziato l’università…non ce la faccio più a stare con i miei, ho bisogno di uno spazio tutto mio…”
“Certo, per portarci i tuoi mille uomini, immagino…” le dico sorridendo. Com’è divertente prendere in giro Jane sull’argomento Uomini!
“Quanto sei scemo…”
“Ti devo presentare qualcuno dei miei amici…ce ne sono un paio che potrebbero piacerti…”
Jane mi guarda, perplessa.
“Non ci provare…conosco i tuoi amici e ti posso assicurare che decisamente non sono il mio tipo! Nessuno dei tuoi amici può piacermi!”
“Questo lo dici tu, alcuni dei miei amici hanno del potenziale nascosto…” replico, mentre lei scuote la testa, chiudendo gli occhi.
“Ok, non voglio sapere a cosa ti stai riferendo…credo che sia meglio non saperlo…!”
“Vedi, vedi che sei tu!? Io non ho detto niente!” esclamo, alzando le mani “Sei tu che sei maliziosa…”
“No sei tu che sei scemo, te l’ho già detto…Senti, dobbiamo trovare una casa al più presto…” continua, ritornando al discorso originario.
“Anche perché i miei coinquilini mi stanno per sbattere fuori…dico io, come si fa a non amare Jack, come?”
Jack è la mia scimmietta. Sì, perché io non posso accontentarmi di avere un cane, un gatto o un criceto come tutti, io ho una scimmietta. E si chiama Jack. E la A D O R O.
“Be’ insomma Pete, non gli si può dare tutti i torti…quella scimmia fa più casino di te!”
“Ehi, guarda che la nostra convivenza sta già partendo male…” replico con uno sguardo piuttosto minaccioso.
“Ma no, lo sai che mi piace un sacco Jack, però bisogna esserci abituati…”
“Se lo dici tu…” dico, subito prima che la porta della caffetteria si apra ed entri Mandy, con la sua borsa a fiori rosa, segno che sta tornando da scuola. Subito si dirige verso di noi, sorridente.
“Ciao!” esclama, euforica come al solito per non so bene cosa. “Che facce tristi…”
“Ciao Mand…siamo senza casa…” rispondo, allungando la gamba sulla sedia vuota che sta davanti a me e subito dopo Jane, non troppo gentilmente, la spinge di nuovo a terra.
“Come te lo devo dire che non devi mettere i tuoi piedi sulle sedie dove si siede la gente?” mi chiede, ma io la ignoro.
“Senza casa?” chiede invece Mandy senza capire, prendendo la mia tazza di caffè e bevendone un sorso.
“Sì, io voglio andarmene da casa dei miei e Pete sta per essere sbattuto fuori dai suoi coinquilini che non sopportano Jack…” spiega Jane.
“Nooo povero Jack! Come si fa a non amarlo?” mi chiede Mandy, con sguardo dispiaciuto.
“Appunto, come si fa? Vai a spiegarglielo tu a quei mentecatti che Jack è adorabile…” borbotto contrariato.
“Infatti…è adorabile!” replica lei, mettendosi finalmente a sedere accanto a me, lasciando la borsa a terra.
“Quindi stiamo cercando un appartamento, abbiamo pensato che potremmo dividerlo, alla fine ci conosciamo abbastanza bene e dovrebbe funzionare…il problema è che non troviamo niente che faccia al caso nostro” continua Jane, indicando il giornale.
“Ma la vostra Mandy è qui per aiutarvi! Mi viene in mente che da poco si è liberato un appartamento nel nostro condominio, è abbastanza grande, già arredato e la famiglia che ci viveva prima era a posto…certo, forse l’affitto è un po’alto…” conclude, incrociando le braccia al petto, pensierosa.
“Già…Mand con tutto il rispetto, ma il vostro condominio forse è un po’troppo per noi…”
“E poi c’è il tuo amico che mi odia…Samuel, giusto?” dico, ricordando l’episodio di qualche giorno fa, in seguito al quale Samuel è uscito da questo locale senza quasi nemmeno salutare e non si è più fatto vedere, nonostante lavori qui a fianco.
“Sì va be’, ma Samuel è così con tutti, bisogna solo farci l’abitudine…comunque se non sbaglio quell’appartamento ha tre stanze da letto, quindi volendo potreste cercare un terzo coinquilino e dividere ulteriormente le spese…”
Mandy, se non ci fosse bisognerebbe inventarla! Lei ha sempre la soluzione a tutto e per lei è sempre tutto così semplice…e il bello è che è capace di convincere chiunque che le cose siano veramente come dice lei, ovvero facili!
“Dici?” chiede Jane, che già sta iniziando a convincersi.
“Sì! E poi sai che bello, abitare nello stesso condominio? Potremo spettegolare a tutte le ore del giorno e della notte…” continua Mandy, sempre più felice all’idea di averci come vicini di casa.
“Nessuno odia Jack nel tuo condominio, vero?” chiedo d’un tratto, preoccupato per il mio povero Jack. Lo so, lo so che ci è rimasto malissimo per come lo stanno trattando nella casa in cui viviamo ora…
“Probabilmente Samuel, ma non lo devi considerare perché te l’ho detto, sembra che odi chiunque…”
“Mmmh…ok…” replico poco convinto.
“E poi Jane, sai chi abita qualche piano sopra di me?”
“Chi?” chiede la ragazza, incuriosita.
“Ian…ti ricordi, quello con cui sono venuta qui una volta, che mi era venuto a prendere a scuola quella volta che le mie sorelle erano entrambe via per lavoro…”
“Oh mio dio quella visione celestiale?”
“Lui…” risponde Mandy, annuendo col capo.
“Ah quello che aveva quello skate fighissimo…me lo ricordo anche io…” intervengo, ricordandomi del ragazzo di cui parlano perché aveva un skate bellissimo con sé, quello che ho sempre sognato di avere io.
“No scusa” replica Jane, quasi scandalizzata “tutto quello che ti è rimasto impresso di Ian è lo skate?”
“Eh sai com’è…non è esattamente il mio tipo…”
“Sì ma Ian…va be’, Mand io mi trasferisco anche adesso.” Statuisce infine, convinta.
E poi dicono a me, che corro dietro ad ogni bella ragazza che incontro…
“Waaaa davvero?? Allora facciamo così, torno a casa e chiedo al signor McCartey, il nostro portinaio, se è possibile farvi vedere l’appartamento, poi vi chiamo e vi faccio sapere, ok?”
“Mandy sei la nostra salvezza!” esclamo abbracciandola.
“Sì ok Pete, ma non mi soffocare…” replica, liberandosi dalla mia presa e alzandosi.
“Ci sentiamo tra un po’allora!” conclude, prima di uscire.
“Che ne pensi?” chiedo poi a Jane, che si alza a sua volta per andare dietro al bancone, visto che è arrivato un cliente.
“Non so Pete, ma fare un giro a vedere l’appartamento non costa nulla, non credi?” mi risponde con un sorriso, dal quale capisco che l’idea di Mandy le è parsa a dir poco ottima.
|Pete|
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